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Quando a Cremona
fu girato lo spot
del caffè Hag

di Marco Bragazzi

Un turista che, verso l’inizio d’autunno del 1966, si fosse avventurato a Cremona non avrebbe avuto esitazioni nell’affermare “Cremona è la città più incredibile che abbia mai visto, sembra il set di un film!”. In quella giornata il curioso turista avrebbe avuto un’intuizione felice perchè da Piazza Roma a Piazza del Duomo la città di Cremona era diventata un set cinematografico. Ovviamente a parte la storia, gli edifici e la cultura che, già da soli, di solito irrompono nei pensieri dei visitatori, la Cremona di quel 1966 era diventata realmente il set di un film, lasciando alla immaginazione di chi lo osservava una locazione divisa tra i colori del tipico cotto cremonese e quelli spumeggianti di comparse e cartelli. Il “film” dura pochi minuti a fronte di un lavoro verosimilmente ben più lungo e fa da trampolino per una pubblicità dedicata ad una nota marca di caffè.

Le riprese salutano con calore il passaggio della Banda Provinciale diretta dal M° Frati, i “monelli” con i calzoni corti secondo l’usanza dell’epoca seguono la banda schivando curiosi per nulla intimoriti dalla presenza delle telecamere, i cremonesi si affacciano nel campo di registrazione a volte perplessi a volte coinvolti al passaggio del corteo, quasi come comparse più o meno consapevoli del progetto promozionale. La voce narrante fuoricampo racconta prima di tutto una storia di vita e poi di marketing, soffermandosi sugli aspetti di una città e dei suoi cittadini più che sul prodotto reclamizzato. La città sente la festa e la vive naturalmente attraverso l’occhio di una telecamera, così come in maniera naturale saluta e apprezza la scelta di venire trasformata in un progetto così importante per quei tempi, progetto che voleva unire un prodotto diffuso in tutto il mondo all’immagine di una città sempre viva. Il messaggio filmato seguiva l’evoluzione storica dei modi usati per “connettersi”, attraverso la divulgazione prima parlata poi scritta infine “cinematografica” per diventare, nel XXI secolo, digitale, di certo più avanzata ma anche un po’ più “fredda”. Sembra una Cremona diversa quella del 1966, relativamente vicina nel tempo ma così lontana come luogo in grado di far vivere ed apprezzare una giornata diversa dalle solite. Forse molti cremonesi si riconosceranno tra il bianco e nero della pellicola, altri troveranno persone conosciute, così come alcuni rivivranno con un pizzico di nostalgia quella giornata dove, in città, l’intercalare tipico del dialetto cremonese “Oh cat!” venne sostituito con “Urca, veh!” a conferma di come, in qualsiasi società di qualsiasi epoca, la partecipazione alla vita cittadina rappresenta il punto di partenza per forma di comunicazione.

 

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