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Quando il ketchup
divenne salsa rubra:
l'idea di un cremonese

di Marco Bragazzi

Il dottor Galliano Bontardelli, pediatra, la usa su alcuni tipi di pietanze per arricchirne il sapore. Stiamo parlando del ketchup o, come nella tradizione italiana, la salsa rubra, condimento diffusissimo in tutta Italia apprezzato anche in moltissime ricette nazionali e non solo. L’utilizzo in cucina della salsa rubra per il dottor Bontardelli non è solo una questione solo di sapore ma, soprattutto, è una questione “di famiglia”, dato che, documenti alla mano, il dottor Bontardelli chiarisce la storia del nome di questo condimento.

Siamo negli anni ’30, il Governo di allora decide di “italianizzare” molti nomi stranieri legati alle più disparate realtà, il famoso jazzista Louis Armstrong diventa Luigi Fortebraccio, i Football Club diventano Associazione Calcio, il rugby diventa il Gioco della palla ovale. Il ketchup era già molto diffuso in tutta la penisola ma, intorno al 1938, l’azienda leader nella produzione della famosa salsa, la Cirio, decide di seguire il processo di italianizzazione e indice un concorso per trovare un nome “italiano” in sostituzione a quello inglese di ketchup. «Mio padre Giancarlo – racconta il dottor Galliano Bontardelli – ai tempi era studente liceale al liceo Manin. Probabilmente in casa discussero di questo originale concorso e mio padre, forte degli studi liceali che stava compiendo, propose il nome di salsa Rubra, ovvero salsa rossa secondo la traduzione latina del termine rosso.

L’idea fu raccolta dalla mia bisnonna Maria Superti Pedroni la quale decise di partecipare alla competizione con il nome scelto da suo nipote e, nel maggio 1939, la Cirio con un telegramma, informò la mia famiglia di aver vinto il primo premio. Il riconoscimento era di 5000 lire dell’epoca (circa 4500 euro odierni n.d.a.) oltre al merito di aver potuto “tenere a battesimo” in Italia un prodotto che veniva servito su quasi tutte le tavole.

Mesi dopo arrivò a casa nostra una lettera di una signora bergamasca la quale, pur avendo partecipato al concorso, non era stata in grado di aggiudicarsi la vittoria finale. La signora chiedeva quale fosse l’origine del termine vincitore e, come risposta, mia nonna riuscì a comporre un piccolo poema in versi dove spiegava la natura del termine Rubra, piccolo poema che poi fu mandato come risposta alla signora residente a Cisano Bergamasco».

Il telegramma della Cirio parla chiaro “Lieti comunicarvi giuria concorso ketchup assegnato primo Premio lire cinquemila: nome Rubra. Telegrafate se desiderate rimettiamovi Buoni Tesoro vostro indirizzo oppure altrove. Società Cirio”. Come tutte le grandi intuizioni, quella di Giancarlo Bontardelli fu semplice, bastava guardare il colore della salsa, ma geniale, grazie al fatto che rendeva di uso comune un nome che era alla radice della lingua italiana ma che, verosimilmente, non tutti potevano tradurre in maniera immediata.

Il concorso fece prima una grande cernita tra le varie definizioni per poi portare in finale la scelta tra “Vesuvio” e “Rubra”, scelta che la giuria fece ricadere sul termine di provenienza “cremonese”. Alcuni vocaboli, come “salsopantina ovvero la salsa per tutti i tipi di cibi” ricevettero una menzione pur senza ottenere la vittoria: questi vennero premiati con una serie di prodotti Cirio, ma sulle confezioni della salsa ketchup di tutta Italia si poteva notare, anzi tutt’ora è chiaramente visibile, il termine “Rubra”. Una piccola parola scelta da un cittadino cremonese che riuscì a cambiare la tradizione culinaria italiana, rendendo i commensali di tutta Italia partecipi di un termine che riportava all’origine della storia lessicale nazionale, una intuizione che ha “insaporito” e che tutt’ora insaporisce milioni di pietanze ogni giorno.
Si ringrazia Roberto Fiameni per la gentile collaborazione.

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