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'Alfonso I d’Aragona nel
mazzone delle rose’: nuova
opera di Francesco Nuzzo

‘Alfonso I d’Aragona nel mazzone delle rose’ Per un capitolo della storia di Cancello Arnone (1442-1458). E’ il titolo della nuova opera di Francesco Nuzzo, già autore de “Il feudo di Arnone” – ‘Storia minima di un processo famoso (1793-1818)’. Nella nuova pubblicazione, che il Comune di Cancello Arnone mette a disposizione dei suoi cittadini, Nuzzo, ex magistrato cremonese, racconta le vicende avvenute sotto la dominazione di Alfonso I d’Aragona, re di Napoli, e scopre il rapporto di vicinanza del sovrano con la gente e il territorio di Arnone e Cancello, casali allora appartenenti alla giurisdizione di Capua. Un legame, è spiegato nella presentazione, nato grazie ad un privilegio reale del 15 aprile 1449 che esentava da tutte le contribuzioni fiscali l’università e gli uomini di Arnone del distretto e delle pertinenze della città di Capua, luogo ameno destinato alla caccia e alle attività agricole. “Al sensibile sovrano”, si legge, “non è sfuggita la ricorrente difficoltà degli abitanti, i quali constatano che i tanti al seguito del re, per soddisfare la passione venatoria, invadono alla rinfusa i campi coltivati e rendono vana la speranza di buona raccolta. L’esenzione dal pagamento delle tasse, perciò, è la giusta soluzione ad un problema drammatico”. Il re, quindi, “defalca dal proprio appannaggio la somma dovuta, senza gravare sul bilancio della città di Capua, destinataria normale del tributo non riscosso. Atto di giustizia, una virtù propria del buon principe, che fa il paio con la genuina attenzione per il prossimo, qualità, entrambe, del patrimonio morale di Alfonso”. Una menzione a parte, l’autore la riserva alla figura di Lucrezia d’Alagno, la giovanissima che fece perdere la testa al re: lei 18 anni e lui già oltre la soglia dei 50. Alfonso, sposato con Maria di Castiglia, rimasta però in Spagna a reggere i vari regni, non resistette al fascino di Lucrezia, “dotata di fresca grazia e perspicace intelletto, di carattere risoluto e fermo, di garbo diplomatico, di facondia singolare e accattivante. Il libro di Nuzzo, scritto in soli due mesi e mezzo, “lavorando giorno e notte”, ha sottolineato lo stesso autore, è ricco di particolari, di personaggi e luoghi della tradizione. “Mi sono divertito a scriverlo”, ha detto Nuzzo, che dopo molte ricerche è riuscito a reperire direttamente dalla Spagna il testo originale del privilegio reale. Il documento, infatti, si trova custodito presso l’Archivio de la Corona de Aragón a Barcellona.

Sara Pizzorni

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