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Cavalcata delle Valchirie
da ovazione per Caine,
Reichman e quartetto Indaco

Fotoservizio Sessa

Una cavalcata delle Valchirie così non l’avevamo mai sentita. Basti pensare a come il brano più popolare di Wagner sia entrato in diversi film in maniera clamorosa e spettacolare ( su tutti l’attacco degli elicotteri americani con la musica a tutto volume diffusa dagli altoparlanti durante l’incursione sui vietcong in Platoon di Francis Ford Coppola) oppure sia servito da colonna sonora di alcuni popolari videogiochi (The Phantom Pain ad esempio) o come serva un grandioso spiegamento orchestrale per quel terzo atto dirompente dove le Valchirie in assetto di guerra cavalcano fra i bagliori dei lampi in mezzo a nubi minacciose.

Ebbene la Cavalcata che abbiamo sentito all’Auditorium Giovanni Arvedi, rifatta anche nei generosissimi bis, è stato qualcosa di assolutamente nuovo e intrigante. Una riscrizione e un arrangiamento curato da quel genio di Uri Caine al pianoforte, con la fisarmonica di Ted Reichman e con gli archi del Quartetto Indaco che hanno trascinato il pubblico in un misto di romanticismo, virtuosismo e forza narrativa.

Sei artisti anziché un’orchestra da 60 elementi con timpani e fiati. Ma il fascino di Richard Wagner è rimasto intatto, così la sua potenza anche in un arrangiamento che è stato re-immaginato da Uri Caine con una formazione da caffè concerto come quelle che l’autore tedesco amava ascoltare seduto al tavolino in piazza San Marco a Venezia. Un esperimento affascinante e coinvolgente.

Ma tutta la serata wagneriana è stata un susseguirsi di emozioni con la dolcezza del preludio, amore e morte del “Tristano e Isotta”, la travolgente ouverture dei Maestri Cantori di Norimberga, o quelle del Lohengrin fino alla Cavalcata delle Valchirie con il pubblico in piedi ad applaudire il compositore, pianista, jazzista americano, il fisarmonicista Reichman e il giovanissimo Quartetto Indaco ormai una certezza nel panorama concertistico europeo.

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