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Il 4 dicembre l'udienza al Tar
su validità degli atti emessi da
Signoroni prima di dimissioni

L’elezione di Mirko Signoroni alla presidenza della Provincia non ferma la vicenda giudiziaria avviata con i dubbi sull’eleggibilità dello stesso Signoroni all’epoca della prima tornata elettorale, lo scorso 25 agosto. Il prossimo 4 dicembre, davanti al Tar Brescia, verrà discussa la richiesta di sospensiva dei provvedimenti emessi da Signoroni durante il periodo del suo mandato, tra il 25 agosto, data della proclamazione a presidente e il 3 ottobre, quando formalizzò le sue dimissioni. I provvedimenti impugnati dall’avvocato Raffaella Bordogna per conto dell’altro contendente alla carica, Rosolino Bertoni, sono diverse deliberazioni assunte da Signoroni, tra cui la nomina del vice presidente Azzali ma anche il diniego della richiesta di autotutela invocata dallo stesso Bertoni all’epoca della convocazione del consiglio provinciale l’8 ottobre. Bertoni aveva inoltre diffidato la Provincia ad annullare la proclamazione e gli atti elettorali per la parte riguardante la partecipazione di  Signoroni  alle elezioni del 25 agosto. Infatti pende ancora al tribunale ordinario il ricorso sull’ineleggibilità o incandidabilità di Signoroni  con fissazione dell’udienza al 12 dicembre: secondo il ricorrente sarebbe stato più logico ed opportuno attendere il verdetto del giudice ordinario prima di procedere non solo a nuove elezioni, ma anche all’approvazione di atti fondamentali della Provincia come il Bilancio.

A discutere la richiesta di sospensiva davanti al Tar il 4 dicembre, oltre all’avvocato Bordogna, ci sarà la collega Sara Gandolfi indicata dall’ente Provincia: mentre lo stesso ente ha deciso di non costituirsi nella seduta del 12 dicembre a Cremona.

Una situazione che da settembre a oggi si è complicata sempre più, nata dalla comunicazione del 18 settembre da parte dell’ex segretario generale Maria Rita Nanni (che qualche giorno dopo avrebbe cessato l’incarico)  sulla presunta ineleggibilità di Signoroni  in quanto all’epoca vicepresidente dell’Ato, in seguito alla quale Lega e Forza Italia chiesero che fosse Bertoni, unico candidato legittimamente eletto, ad assumere la carica. Una tesi portata avanti dal dirigente Antonello Bonvini, nel frattempo divenuto vice segretario generale, ma mai tradottasi in un atto formale. Anzi, nel consiglio provinciale dell’8 ottobre, Bonvini cambiò radicalmente parere rispetto alle comunicazioni fino a quel momento inviate ai consiglieri: come ebbe modo di spiegare in Consiglio, si trattava di pareri cautelativi e non perentori / prescrittivi.

I due partiti che avevano sostenuto Bertoni hanno sempre sostenuto che sarebbe stato molto più semplice attendere l’udienza del 12 dicembre prima di arrivare a nuove elezioni e per questo non hanno partecipato all’ultima tornata elettorale, dove Signoroni era l’unico candidato, risultato eletto con circa un terzo dei voti ponderati. Il rischio ‘paralisi’ dell’ente, a loro dire, non ci sarebbe stato in caso di temporanea vacanza del ruolo di presidente in quanto a farne le veci sarebbe stato il consigliere anziano o, in caso estremo, un commissario prefettizio. g.b.

 

 

 

 

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