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Perdita Cremona Solidale:
meglio valutare cambio
di forma giuridica

Gentilissimi,

in questi anni sindaco, Giunta e maggioranza ci hanno insegnato che un bilancio in perdita (vedi caso Aem) non può che essere frutto di una cattiva gestione e di scelte strategiche sbagliate. A quanto pare però se si tratta di Cremona Solidale le colpe di una chiusura in passivo del bilancio 2019 per 250.000 euro non sarebbero assolutamente addebitabili ad una mala gestione dell’azienda ma solo a fattori esterni alla stessa (rinnovo dei contratti, mancati adeguamenti regionali ecc.). Due pesi e due misure insomma a seconda di chi gestisce e di chi detta la strategia politica dell’azienda di cui si tratta.

E visto che alla maggioranza piace tanto citare l’Amministrazione Perri torno volentieri a quando la stessa si è insediata nel 2009 ed il bilancio di Cremona Solidale è stato consegnato dall’ex Assessore al Welfare Maura Ruggeri con una perdita di oltre 500.000 euro. Ma proprio dall’era Perri in poi il bilancio è stato risanato con un utile di circa 250.000 euro ogni anno e le rette dal 2011 al 2014 non hanno subito alcun aumento, nemmeno per l’adeguamento istat.

Nonostante il trend estremamente positivo al momento del suo insediamento la Giunta Galimberti decise di cambiare il direttore generale nominando il dr. Tanzi che nell’illustrare pubblicamente la sua proposta d’azione affermava che “era necessario svecchiare l’immagine aziendale, ancora troppo legata al vecchio soch’ e che la tenuta dei conti nel futuro sarebbe dipesa proprio da questo”. Anche sul fronte del personale la strategia era finalizzata soprattutto “ad arginare un assenteismo in crescita”.

A 5 anni dalle citate dichiarazioni possiamo oggi affermare, a fronte di una perdita di 250.000 euro e il perdurare, come specificato nella Relazione di accompagnamento al Bilancio, di un importante tasso di assenza che ha richiesto un significativo ricorso ai tempi determinati e al lavoro interinale, che la gestione dell’azienda Cremona Solidale è stata efficace rispetto agli obiettivi che si era proposta? E’ corretto che a pagarne le conseguenze siano i cittadini?
Secondo la Giunta Galimberti sì, vista la recente riconferma del direttore Tanzi e l’aumento delle rette di 750 euro per ospite.

Ma anche il futuro non si presenta roseo. Sempre nella Relazione al Bilancio citata è scritto che qualora perdurasse la situazione di difficoltà il CDA sarà chiamato ad individuare delle differenti strategie strutturali sia rispetto al modello assistenziale che l’Azienda intende garantire (eventuale chiusura di servizi attualmente in perdita…), sia rispetto ad alcuni cambiamenti organizzativi da negoziare con i lavoratori e le Organizzazioni Sindacali.
Quindi a fronte oggi di un aumento della retta non è detto che venga garantito lo stesso livello di assistenza ai nostri anziani se in previsione ci sono una riduzione dei servizi e condizioni di lavoro peggiorative per i dipendenti.

A fronte di tutto ciò non è forse meglio valutare se in prospettiva, conti alla mano, il cambio di forma giuridica dell’azienda non comporti quella riduzione di costi, soprattutto da un punto di vista fiscale, che permetterebbe di salvaguardare servizi e personale? E’ in questa direzione che va l’ordine del giorno presentato dalla minoranza che a seguito di quanto prospettato dall’Amministrazione in carica chiede solo una riflessione che potrebbe portare benefici per tutti.

Maria Vittoria Ceraso
(Capo gruppo – Viva Cremona)

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