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Il segretario Pd Soldo:
'25 aprile 2020, una sfida che
non possiamo non raccogliere'

da Vittore Soldo, segretario provinciale Pd

Care democratiche e cari democratici,

vi scrivo per ricordare a tutti noi le passioni, gli ideali e le sofferenze che il 25 aprile di 75 anni fa, portarono alla liberazione dell’Italia dalla soffocante morsa dal nazifascismo. Il 25 aprile del 1945 l’Italia si liberò dall’oppressione di un potere ormai decadente che aveva tolto dignità e inflitto sofferenze al proprio popolo, portandolo alla povertà e alla guerra civile. Obbligandolo alla fame e al tradimento di amici e compagni e all’avvallo di quelle leggi razziali che assecondarono e favorirono il brutale disegno sotteso ai campi di sterminio e alle persecuzioni di ebrei, dissidenti politici, zingari, omosessuali e di tutti coloro che non rientravano nel disumano progetto di società contenuto nel disegno nazionalsocialista a cui il fascismo italiano ha fatto da comprimario.
Il 25 aprile, quest’anno, ha un sapore particolare perché, oltre a ricadere in un momento di grave emergenza sanitaria ed economica, nella nostra Provincia in particolare e nel mondo intero, le forze che si rifanno a quegli ideali antidemocratici, già sconfitti 75 anni fa, stanno rialzando la testa e mandano continui segnali per tornare a minacciare la nostra libertà e i presidi democratici scolpiti nella nostra Costituzione. Questo nostro Paese, per cui soffriamo e ci impegniamo quotidianamente, ha ancora molto da risolvere verso la piena libertà di tutti i suoi cittadini: troppe le situazioni di indigenza, troppe le vite a cui manca l’accesso a quei beni e servizi che dovrebbero essere universali per un paese che si dice pienamente democratico. Siamo in debito di equità verso le nuove generazioni. Rischiamo di obbligare loro a rivivere le sofferenze e il sacrificio di chi ha donato la propria vita per concedere a noi, che ne abbiamo goduto più o meno consapevolmente, i frutti dolci di un benessere economico diffuso e della facoltà di autodeterminarsi e migliorare la propria condizione economica e sociale.
Questo 25 aprile ricordiamo la liberazione avuta ma sarebbe importante pensare ad una liberazione attesa. Quella che festeggeremo quando avremo reso ogni nostro cittadino, giovane o vecchio, italiano dalla nascita o dalla cittadinanza conseguita in seguito, nella facoltà di scegliere il proprio futuro e di vivere in piena libertà le proprie scelte politiche, sessuali e religiose e fare in modo che qualsiasi bambino che vive e cresce nel nostro Paese, indipendentemente da quale sia la provenienza, sia orgoglioso di vivere i un paese che gli assicura la possibilità, qualora lo desideri, di affermare le proprie aspirazioni e di realizzare i propri talenti. Solo dopo aver lottato per un Paese che possa finalmente garantire a ciascun suo cittadino di potersi realizzare pienamente, in funzione delle proprie aspirazioni, avremo dato un senso al sacrificio dei partigiani e di tutte le persone che hanno combattuto e dato la vita per arrivare a “quel” 25 aprile di 75 anni fa. Solo così avremo ricambiato il sacrificio di chi fu disposto a morire per noi. Quel sacrificio venne fatto anche per garantire libertà di espressione e asilo a chi, oggi, senza cultura democratica, manca di rispetto a quel gesto di estremo amore verso il proprio paese.
E’ con questo spirito che vi mando il mio abbraccio ideale  e l’augurio di rivederci al più presto per festeggiare quella che sarà una ulteriore liberazione che speriamo di poter vivere a breve: quella dall’epidemia i cui effetti vivremo ancora per qualche mese e che ha portato via molti nostri cari e fra loro molti di coloro che avevano vissuto e partecipato a quel periodo di grandi tensioni ideali  e passioni che sono state, per il nostro paese, la guerra di liberazione e la successiva ricostruzione. Quando potremo ritrovarci, superando finalmente l’obbligo della distanza sociale, sarà nostro dovere riservare un momento per ringraziare tutti coloro che ci stanno permettendo di superare questo periodo e di tornare a vivere la nostra quotidianità e le ricorrenze come questa del 25 aprile: gli operatori sanitari, i nostri amministratori, le forze dell’ordine, il volontariato e tutti coloro a cui va il nostro grande abbraccio di ringraziamento. Quando sarà, vivremo la possibilità di riabbracciarci come in una nuova liberazione e sarebbe bello veder sfilare, tra gli applausi, tutti coloro che sono stati in prima fila per salvare le nostre vite.
Subito dopo sarà importante riprendere con forza la lotta alle disuguaglianze e a tutte le gravi incombenze che ci aspettano e che non possiamo più far finta di non vedere: cambiamenti climatici e migrazioni conseguenti non possono più riguardare solo chi le subisce direttamente, così come la lunga coda della globalizzazione non può e non deve trovare unica risposta nella chiusura dei confini e nell’entrata in crisi del grande sogno europeo. Bisognerà cominciare subito a pensare ad un mondo che si rigenera e dobbiamo iniziare questo cambiamento proprio dalla vita di tutti i giorni, mettendo in discussione le nostre abitudini, dal nostro territorio e dalla nostra regione: la sanità pubblica, primo presidio di democrazia e libertà insieme all’Istruzione, non può più vivere in un regime di continui e progressivi tagli, accorpamenti e riduzioni. Il modello di sanità lombardo, fatto solo ed esclusivamente di grandi ospedali, dell’assoluta mancanza di strutture intermedie e prossimali, di sanità territoriale e dal poco considerato presidio dei medici di base, ha rischiato di crollare rovinosamente su sé stessa a seguito dell’emergenza Coronavirus. E questo non è successo solo grazie al sacrificio alla professionalità e all’impegno del personale sanitario e alla grande dimostrazione di solidarietà e disciplina che tutti abbiamo saputo dare. Si dovrà prendere atto che le politiche di sanità pubblica, in Italia ma soprattutto in Lombardia, dovranno essere ripensate. Non perché lo dice il Partito Democratico ma perché già da tempo il sistema dava segni di grandi squilibri e di mancata equità ed è risultato lampante a seguito dell’arrivo della grave epidemia. Chi vive in un Paese in cui la cura della propria salute dipende dalla propria disponibilità economica, non può dire di vivere in un paese pienamente libero e democratico. Una sanità pubblica di vera eccellenza è costruita soprattutto sul principio di Prevenzione e su strutture territoriali efficienti ed efficaci nel governare le specificità di ciascun ambito territoriale e non su modelli di business orientati ad arricchire gli operatori del settore. Questo non è equo perché sfavorisce proprio chi dà il maggior contributo per sostenere il sistema sanitario: il cittadino comune. Insieme a scuola e sanità sarà importante andare in cerca di una nuova liberazione nei confronti dei gravi problemi di inquinamento. Diventa improrogabile affrontare il tema della sostenibilità ambientale: è già possibile coniugare sviluppo economico, rispetto dell’ambiente e tenuta sociale, solo che si dovrebbe smettere di dirlo e bisognerebbe iniziare a farlo.
Il senso del 25 aprile 1945 si rinnova continuamente perché le società vivono in un equilibrio dinamico che non può farci bastare quanto conquistato settantacinque anni fa: si deve lottare continuamente per rigenerare quegli ideali e la ricerca di una piena e rinnovata libertà, oggi, dovrà riguardare necessariamente i temi di ambiente, istruzione e sanità pubblica. Un mondo migliore è ancora possibile e rappresenta una sfida che non possiamo permetterci di non raccogliere e scaricare irresponsabilmente sulle prossime generazioni.

Vittore SoldoSegretario Provinciale Partito Democratico Cremona

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