Cronaca
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Esche sospette a Castelverde, intervento del nucleo antiveleni dei carabinieri

La segnalazione era arrivata ai Carabinieri del gruppo Forestale di Cremona: “strani cumuli di mais trattato” abbandonati nelle campagne del comune di Castelverde e, nel raggio di 200 metri carcasse di lepri ed uccelli di varie specie. E’ così scattato l’intervento del  Nucleo Cinofilo Antiveleno che attraverso Puma, femmina di 9 anni di Pastore Belga Malinois, appositamente addestrata, ha individuato il materiale avvelenato e le carcasse circostanti consentendo la loro rimozione e il  conferimento all’Istituto Zooprofilattico per le opportune analisi. Sul fronte dell’accertamento delle responsabilità, è in corso l’indagine di polizia giudiziaria di competenza dei Carabinieri Forestali. L’area nella campagna di Castelverde è stata segnalata e delimitata, come da normativa, dall’amministrazione comunale di Castelverde, mentre i siti in cui sono state abbandonate le esche probabilmente avvelenate sono stati bonificati.

Puma fa parte, insieme ad altri 11 suoi “colleghi operativi” sul territorio nazionale, di un gruppo specializzato nell’ambito del programma di addestramento dell’Unione Europea LifeWolfAlps, con lo specifico compito di  individuare bocconi ed
esche avvelenate prima che altri animali possano cibarsene e, come purtroppo spesso accade, morire dopo atroci sofferenze. Sono 12 in tutto i Nuclei Cinofili Antiveleno dell’Arma dei Carabinieri.

Tutti i divieti e le responsabilità connesse a questi fenomeni sono contenuti nell’ordinanza 12 Luglio 2019 del Ministero della Salute. E’ infatti reato abbandonare esche o bocconi avvelenati in qualsiasi contesto territoriale: campagna agraria, parchi pubblici, ambiti venatori, strade. Non esiste, e dalla legge non è contemplata né autorizzata, alcuna “finalità ammessa” come, ad esempio, il controllo delle popolazione di nutrie. L’azione è delittuosa ed è punita dal Codice Penale; questa è ulteriormente
aggravata se ne conseguono morte o anche solo “malattia-infortunio-sofferenza” di animali, siano essi d’ affezione (cani, gatti e domestici in genere), da reddito o selvatici.

Fra le vittime di questo genere di pratica illecita ci sono tipicamente sia specie protette come orso, lupo, gipeto, aquila, grifone, nibbio, sia animali selvatici più comuni come la volpe, il tasso, il riccio, lepri e  scoiattoli. Il veleno non sceglie le sue vittime: a farne le spese sono spesso anche cani da compagnia e cani da lavoro, gatti e, nel peggiore dei casi, persone.
Gli animali tendono facilmente ad ingurgitare qualsiasi cosa gli si presenti davanti, tra cui bocconi preparati e posizionati da hoc. Queste esche contengono all’interno sostanze come la stricnina, veleno per topi, per lumache, l’antigelo usato per le auto o addirittura chiodi, vetri, lame, viti. Negli ultimi anni, per il contrasto al fenomeno, si è avuto un salto qualitativo sia attraverso l’adesione al programma comunitario “LIFE” sia attraverso l’utilizzo di uno strumento operativo, quello appunto dei Nuclei Cinofili Antiveleno dell’Arma dei Carabinieri.

Il bellissimo cane Puma Puma è da sempre un cane antiveleno. A 3 mesi ha iniziato il training con un addestratore che collaborava con la Guardia Civil Spagnola per la ricerca di esche e bocconi avvelenati. Grazie al progetto EULife Wolf Alps ed il Corpo Forestale dello Stato è nata una collaborazione con l’addestratore spagnolo il quale ha poi venduto i cani già formati per l’attività del Nucleo.  Dopo un ulteriore corso effettuato con lo stesso addestratore ed un breve periodo di affiatamento con il nuovo conduttore è iniziata la sua attività in Italia. L’ultimo intervento, prima di Cremona, è stato nelle Prealpi di Verbania.

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