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Cento anni fa moriva Leonida
Bissolati. Bassorilievo di
Coppetti per ricordarlo

Il maestro Coppetti nel marzo 2018, un mese prima della morte, accanto al bassorilievo di Leonida Bissolati (foto Sessa)

Cento anni fa, il 6 maggio 1920, moriva a Roma, Leonida Bissolati uno dei padri del Partito Socialista Italiano. Figlio di un sacerdote, Stefano, e di Paolina Caccialupi, moglie di Demetrio Bergamaschi. All’anagrafe Leonida nacque Bergamaschi il 20 febbraio 1857 poi diventò Bissolati quando il padre, lasciato l’abito talare, sposò Paolina rimasta vedova. Bissolati è stata una delle figure più importanti del riformismo italiano. Laureato in legge a 20 anni, esercitò a Cremona la professione di avvocato. Per 18 anni fu consigliere comunale a Cremona prima nelle fila radicali per poi aderire ai movimenti socialisti. Organizzò le proteste contadine e le lotte sociali per ottenere migliori condizioni di vita per i lavoratori delle nostre campagne. Sempre povero, fu un buon atleta, tirava di scherma, nuotava nel Po, amava la montagna. Presso l’osteria di Marcella Filippini, all’angolo tra via Ettore Sacchi e corso Vittorio Emanuele dal 1889 svolgeva le sue funzioni di direttore-redattore de “L’Eco del Popolo”, da lui fondato, che diventerà l’organo locale del partito socialista. Rimase sempre legato a Cremona (la moglie Ginevra Coggi vi morì di tisi nel 1894) e tornava spesso sotto il Torrazzo anche quando diventò direttore de “L’Avanti” nel dicembre 1896 e deputato l’anno successivo e dovette trasferirsi a Roma. A Cremona veniva per ritrovare gli amici, la serenità, i compagni. Bissolati morì a Roma il 6 maggio 1920 di infezione post operatoria.
Mario Coppetti aveva lavorato al ritocco del bassorilievo di Leonida Bissolati anche al mattino del 26 aprile di due anni fa, quando un malore lo ha portato via a 104 anni. Voleva dare ancora un suo omaggio al grande politico socialista cremonese fondatore, tra l’altro, del quotidiano “l’Avanti”. Il ritratto di Bissolati doveva essere collocato in corso Vittorio Emanuele, sullo stabile all’angolo di via Ettore Sacchi vicino al teatro Ponchielli. Qui agli inizi del Novecento c’era l’osteria della Marcella, dove si davano appuntamento gli artisti e i socialisti del tempo. Fu anche la redazione de “L’Eco del popolo”. Il sogno di Coppetti era quello di porre il bassorilievo proprio là, dove c’era l’osteria della Marcella.

Il centesimo anniversario sarebbe stata una bella occasione. Ma nessuno ne ha più parlato. Ma cos’è rimasto oggi a Cremona che ricordi l’uomo politico socialista? Una lapide sotto i portici del Municipio inaugurata nel centenario della nascita (primo dicembre 1957) con una dedica sotto un medaglione in bronzo dello scultore Bistolfi. La statua nel cortile del liceo Aselli realizzata da Mario Coppetti dove un tempo c’era la sua casa, una targa lì vicino sulla ex scuola media Campi “Nel suo spirito era la luce dell’ideale”, e poi una delle strade più lunghe della città, che da piazza Santa Lucia sbocca in piazza 24 Maggio di fronte al Provveditorato agli Studi. Una scuola elementare e una società canottieri. La tomba di Bissolati è a Roma, al Verano, ma qui al cimitero di Cremona c’è ancora quella di famiglia dove sulla lastra tombale della moglie, Ginevra Goggi, Leonida volle questa frase “Ist mir das Grab”, “è questa la mia fossa”, giusto per far capire il suo legame con Cremona.

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