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Rifondazione: 'Le produzioni
sanitarie siano sotto
controllo pubblico'

Lettera scritta da Antonello Patta, Giovanna Capelli

Egregio direttore,

Ieri l’altro 14 maggio in Lombardia i nuovi casi Covid19 sono stati +522, che rappresentano più della metà dei nuovi contagiati in Italia. Eppure la Giunta Lombarda  si appresta a emanare ordinanze per accelerare le aperture commerciali della fase 2 senza alcun principio  di precauzione, pur essendo consapevole per bocca di un dirigente della ATS di Milano che il 12 maggio in provincia di Milano l‘indice R/T era 0,8, cioè sfiorava di poco 1,0 il limite sopra il quale scatta la necessità di ritornare al lock down rigoroso della fase 1. Milano e il lodigiano non sono nella condizione di passare alla fase 2 perché non  ci sono gli strumenti per delimitare il contagio, mappare e analizzare chi è venuto a contatto con Covid19, mettere in sicurezza con analisi sierologiche personale sanitario, dipendenti pubblici, lavoratori e lavoratrici.
A Wuhan per pochi casi nuovi di Covid19 si preparano a fare il tampone a 11 milioni di persone! In Lombardia con cluster significativi si procede senza mascherine per tutti a prezzo controllato, con pochi tamponi e analisi sierologiche, aprendo il far West delle analisi fatte privatamente a pagamento. Non si fanno tamponi perché non ci sono reagenti e strumenti per leggere i risultati.
Il diritto alla salute è diventato in Italia e in Lombardia una variabile dipendente dalle dinamiche del mercato e dalla logica del profitto.
Può un paese in tempi di pandemie periodiche farsi privare di produzioni indispensabili per la salute e la vita e dipendere da quelle di altri paesi?
In vista di una durata indefinita della pandemia in corso e di quelle future facilmente prevedibili invece di erogare contributi alle imprese, quelli sì a pioggia, Regione e governo investano per produzioni sanitarie e medicali essenziali sotto il controllo pubblico.

Antonello Patta, segretario regionale PRC

Giovanna Capelli, responsabile regionale Sanità PRC

 

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