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Le ultime ore di Sabrina, tra bar,
casa e via Porto Franco. Fu lei
a chiedere di incontrare Pasini

Una persona fragile, Sabrina, forse vittima di un vortice da cui cercava di uscire, ma senza esservi ancora riuscita del tutto. E’ quanto emerge dalla ricostruzione delle ultime ore in cui si hanno notizie di lei, contenute nell’ordinanza del gip Giulia Masci che dispone la custodia in carcere per Alessandro Pasini, interrogato lo scorso venerdì.

Il racconto è quello di L.D.A, uno dei testimoni nell’indagine sulla scomparsa della donna, che aveva trascorso con Sabrina la sera del 14 agosto presso il bar Sombrero e l’aveva poi accompagnata a casa circa all’una di notte. Successivamente L.D.A in un altro locale, dove tra gli altri c’è anche Pasini; alle 2.30 lo chiama Sabrina e quando sente che lì c’è anche Pasini, gli chiede di passarglielo. Questa circostanza viene confermata da una vicina di casa di Sabrina che da una finestra aperta la sente chiaramente dire al telefono “passamelo, passamelo che gli voglio parlare”.

L.D.A riferisce che a questo punto Pasini esce dal bar per rientrarvi dopo 10 minuti, dicendo di aver chiamato Sabrina, ma di non avere voglia di incontrarla. La stessa vicina ha poi visto Sabrina uscire di casa verso le 4 sulla sua macchina. Alle 4.11 L.D.A invia un messaggio a Sabrina: “Sei sveglia?” e la risposta è un emoticon dal quale la procura deduce che la donna sia ancora viva.

La testimonianza della vicina di casa (estranea al gruppo di amici del bar) conferma l’attendibilità di D.A.: il suo sospetto è che la 39enne cercasse Pasini, noto spacciatore, per ottenere un po’ di droga dal momento che era già successo che volesse assumere sostanze dopo aver bevuto.

La ricostruzione di quelle drammatiche ore si sposta poi in zona Vergonzana: la videocamera di via Albergoni registra la Panda di Sabrina alle 15.11 del 15 agosto: alla sua guida c’è un uomo con tatuaggi al braccio sinistro, che due minuti dopo ripassa in direzione opposta su un monopattino. Il tatuaggio sulla gamba destra lo identificherebbe senza equivoci con lo stesso conducente dell’auto, ossia Pasini.

I carabinieri coordinati dal tenente colonnello Carlo Maria Repetto, troveranno il monopattino a casa del Pasini. La stessa persona, alle 21.25, sempre in monopattino torna in via Albergoni; alle 22.20 circa qualcuno vede l’incendio nei campi e vengono allertati i Vigili del Fuoco.

La scena torna a Crema: una vicina di casa dell’appartamento di via Porto Franco, di proprietà della ex compagna di Pasini (si erano lasciati da poco) alle 5 chiama il 112 perchè sente urla sofferenti di donna che con voce strozzata più volte grida “aiuto, aiuto, no”. Come noto, i carabinieri inviano una pattuglia, ma non viene riscontrato nulla di anomalo.

La versione di Pasini rispetto a quanto successo in quell’appartamento è che i due avessero consumato droga, che lui si fosse successivamente addormentato e di essersi accorto solo al risveglio che Sabrina era andata in bagno, dove l’ha trovata riversa sul bordo della vasca con naso e bocca coperti di sangue. L’avrebbe poi portata in auto a Vergonzana per far perdere le tracce di quanto successo in quella casa non sua e di avervi dato fuoco. Ma la sua versione è stata smentita da due veterinari che hanno ispezionato la carcassa trovata all’interno della Panda in due momenti diversi: il dirigente veterinario dell’ATS Crema e un professionista privato, dottor Taccani, concordi nel dire che quei resti non erano di una persona ma di un cane di media taglia, senza microchip. Inoltre – rivela il Gip –  sarebbe stato più logico chiamare i soccorsi per aiutare Sabrina, che in caso di overdose avrebbero accertato le cause della morte; la reazione di bruciare il cadavere sembra spropositata. E a conferma del giudizio dei veterinari, le unità cinofile molecolari, dopo aver annusato campioni di odore di Sabrina, hanno dato riscontro negativo sulla presenza di suoi resti nella zona dell’auto bruciata.

“Specifiche modalità del fatto (spregiudicatezza e lucidità nel provocare la morte di Sabrina  e lucida pianificazione di efficiente distruzione delle prove) e personalità negativa (precedenti penali come rapina e resistenza, denuncia nel ’18 della ex per violenza sessuale e danneggiamento; l’aveva aggredita e malmenata più volte) attestano il pericolo di reiterazione dei reati”: per queste ragioni Alessandro Pasini resta in carcere, oltre al pericolo di inquinamento prove.

Per occultare quanto successo in via Porto Franco, Pasini avrebbe tagliato il tubo del gas al fine di provocare un’esplosione. gbiagi

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