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Violenza sessuale su minori
Fissato l'appello per Garioni,
nel 2018 condannato a 4 anni

Nella foto, Garioni tra i suoi legali davanti a palazzo di giustizia il 21 marzo 2018

Si discuterà il 3 novembre a Brescia il processo d’appello per Giuseppe Garioni, 58 anni, dipendente dell’amministrazione provinciale, ex presidente della società di calcio Il Torrazzo ed ex consigliere comunale per Lista civica Cremona futura, accusato di violenza sessuale aggravata su minori. In primo grado, il 5 aprile di due anni fa, l’imputato, processato con il rito abbreviato, era stato condannato ad una pena di quattro anni di reclusione contro i nove anni chiesti dal pm. Dei sei casi contestati con presunte vittime ragazzi giovanissimi, molti dei quali con situazioni economicamente difficili alle spalle, l’ex gup di Cremona Letizia Platè aveva condannato Garioni per tre episodi, tutti consumati, mentre l’aveva assolto per gli altri tre tentativi di violenza. Unica parte civile, un giovane, all’epoca minorenne, assistito dall’avvocato Cesare Grazioli. In primo grado il giudice aveva disposto una provvisionale di 10.000 euro. Tra le pene accessorie, l’interdizione da pubblici uffici per cinque anni e l’interdizione perpetua da qualunque incarico nelle scuole di ogni ordine e grado e da ogni ufficio o servizio in istituzioni o in altre strutture pubbliche o private frequentate prevalentemente da minori. Garioni è difeso dagli avvocati Luigi Frattini e Michele Tolomini. Il 58enne era stato arrestato il 14 dicembre del 2016 da parte degli uomini della squadra mobile. Secondo l’accusa, per anni aveva approfittato della sua posizione per usare violenza sui giovanissimi giocatori con carezze e toccamenti nelle parti intime. Un’indagine partita dalla segnalazione di un detenuto nel carcere di Pavia compagno di cella di una presunta vittima di Garioni. Un ragazzo, quest’ultimo, che con l’imputato teneva rapporti epistolari e che dallo stesso riceveva anche del denaro. Dalle confidenze in carcere era emersa una presunta storia di abusi risalente nel tempo, segnalata però dal compagno di cella che aveva inviato una lettera alla competente questura di Milano, poi trasmessa agli inquirenti cremonesi. Per la difesa, i segni di amicizia e di affetto manifestati ai ragazzi in buona fede erano stati fraintesi.

Sara Pizzorni

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