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Omicidio Gloria, la mamma:
'Non volevo vedere crescere
la mia bambina nella violenza'

Nel processo in Corte d’assise nei confronti di Kouao Jacob Danho, l’ivoriano di 38 anni accusato di aver ucciso la figlia Gloria, di soli 2 anni, oggi ha testimoniato anche Audrey Isabelle, 35 anni, la madre della piccola, parte civile attraverso l’avvocato Elena Pisati. Sofferta la testimonianza della donna, costretta varie volte a fermarsi per la commozione. “All’inizio ero felice”, ha detto Audrey, arrivata in Italia il 26 maggio del 2016. “Gloria è nata il 25 febbraio del 2017 a Cremona”, ha ricordato la mamma. “Prima abitavamo a San Daniele e avevamo in permesso di soggiorno per due anni”. La coppia si era conosciuta in Libia nel 2016, anno in cui aveva compiuto il viaggio migratorio verso l’Italia. La felicità dei primi momenti era stata rovinata quando Audrey era venuta a sapere che Danho aveva un’altra famiglia in Costa d’Avorio: due ragazzi già grandi e una bambina nata poco prima di Gloria. “Gli avevo detto basta”, ha ricordato in aula la donna, “ma lui mi aveva chiesto scusa, ed io ero già incinta di Gloria e avevo deciso di perdonarlo”. Al contrario, proprio oggi l’imputato ha sostenuto di non aver mai nascosto alla compagna l’esistenza degli altri figli. Una situazione che, a detta di Audrey, che ha precisato di non essersi mai opposta al fatto che lui inviasse denaro in Costa d’Avorio per il sostentamento degli altri figli, aveva generato nella coppia non pochi contrasti, fino ad arrivare al 22 febbraio del 2019, quando, durante un litigio, lui l’aveva colpita con un forte schiaffo all’orecchio, causandole lo sfondamento del timpano destro. Lei, che ancora oggi non sente bene e che è in attesa di essere operata, non aveva presentato denuncia, ma la polizia locale aveva comunque avviato la procedura per collocare lei e Gloria in una struttura protetta. Le due non si erano più ricongiunte con Jacob, anche se Isabelle non aveva mai vietato a Jacob di vedere la bambina. “Sono rimasta delusa”, ha ricordato Audrey, con me era cattivo, diceva che la bambina sarebbe stata brutta come me e aveva iniziato ad alzare le mani”, raccontando anche di altri due episodi in cui lui aveva cercato di darle uno schiaffo e l’aveva strattonata. “Era lui a gestire tutto”, ha poi aggiunto la donna, “mentre io ero a casa come una schiava a fare quello che voleva lui, di soldi non me ne dava. L’ho lasciato perché non volevo vedere crescere la mia bambina nella violenza”. Da quando madre e figlia si erano trasferite nella casa protetta, lei aveva bloccato il telefono e non aveva più voluto vederlo. “Se voleva parlare con Gloria o vederla”, ha precisato la 35enne, “doveva rivolgersi al Focolare”.

Sara Pizzorni

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