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Protesta Confcommercio: 'Senza
diritto al lavoro, no doveri'.
Stracciate le cartelle esattoriali

foto Sessa

Flash mob questa sera in piazza Duomo a Cremona, per iniziativa di Confcommercio, dopo quello andato in scena martedì da parte di un gruppo spontaneo di ristoratori, gestori di bar e pub e musicisti. Circa 200 i commercianti  e titolari di pubblici esercizi che poco per volta a partire dalle 21 si sono radunati sotto il Torrazzo fino quasi a riempire la piazza. In mano, una cartella esattoriale che poi è stata stracciata in tanti pezzi e lanciata verso il cielo, a dimostrazione che “senza diritti non ci sono doveri. Se non possiamo lavorare non ci riconosciamo in questo Stato”, ha spiegato il direttore di Confcommercio Cremona Paolo Regina. Accanto a lui, il presidente Andrea Badioni: “Non vogliamo elemosine e assistenzialismo. Chiediamo che le ‘zone rosse’ siano valutate per ogni provincia. A Cremona i contagi sono sotto controllo, è irresponsabile chiudere tutte le imprese”.

Tanti i volti e le merceologie presenti in piazza e non solo quelli che da venerdì dovranno tenere chiusi i battenti per effetto dell’ultimo decreto in base al quale vengono stabilite diverse limitazioni a seconda dei 21 parametri indicativi della gravità della situazione sanitaria. Presenti anche panettieri, ottici, negozi di alimentari che potranno continuare l’attività, ma nella consapevolezza che ci sarà molta meno gente in giro, con la chiusura dei confini regionali e che tanti loro colleghi soffriranno pesantemente questo secondo lockdown dell’anno. In particolare i titolari di attività della moda, articoli da regalo, agenzie viaggio, tutto quanto non è considerato ‘essenziale’.

Un lockdown che cade proprio all’inizio della stagione autunno-inverno, quando già il settore moda aveva perso le vendite della primavera- estate: con la conseguenza che sarà difficile pagare non solo gli affitti e le tasse, ma anche la merce.

“Senza diritti non ci possono essere doveri. I diritti al lavoro, al fare impresa sono garantiti dalla Costituzione. Oggi invece sono diritti negati con un lockdown senza senso perché applicato indiscriminatamente a tutta la Regione e non a quelle aree, come Milano, in cui la situazione è critica. Per questo abbiamo voluto scendere in piazza e strappare, simbolicamente, le cartelle esattoriali”, afferma Confcommercio citando i dati. “Nella giornata di ieri in Lombardia ci sono stati settemila nuovi casi, nella nostra provincia poco più di cento. Se guardiamo a Cremona ma anche ad altre province in regione siamo in una situazione di assoluta sicurezza, con indici che sono confrontabili con le altre zone che non hanno alcuna limitazione particolare. Per questo pensiamo che non abbia senso bloccare tutto”.
“Noi come imprenditori siamo abituati ad essere artefici del nostro destino. Non possiamo condividere questa politica che punta alla deresponsabilizzazione del cittadino, che punta tutto su una cultura assistenzialistica. È una scelta senza futuro. Lo recita anche la Costituzione: l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro. Il lavoro va premiato, incentivato, sostenuto. Non lo si deve negare con pretesti che non hanno alcuna legittimazione concreta e nessuna utilità pratica”.

Una manifestazione completamente  apartitica quella di questa sera, ripresa anche da un drone e che sarà diffusa anche a livello nazionale. “Abbiamo voluto  lanciare un appello – spiegano gli organizzatori – a tutti i rappresentanti politici del territorio, dai sindaci ai consiglieri regionali fino ai parlamentari, perché cerchino di difendere la nostra provincia e le sue imprese. Ed è importante anche che con le aree vicine (e soprattutto con indici di contagio bassi) si crei una forte lobby territoriale”. La politica deve tornare a farsi autorevole, è questo l’appello quasi disperato del mondo del terziario, costituito da quell’impresa famigliare considerata la spina dorsale del Paese: “È necessario di fronte a una politica che sempre più sfugge al confronto, che ha bisogno invece di ascoltare le proposte dei corpi intermedi e delle imprese che rappresentano. Quella di differenziare le aree della Lombardia non è una scelta egoistica, al contrario è una proposta dettata dalla responsabilità e dalla solidarietà”.

Le chiusure potrebbero colpire, in Lombardia, quasi sessantamila imprese di commercio al dettaglio; a queste si aggiungono le attività già interessate dalle restrizioni, oltre cinquantacinque mila imprese della ristorazione, dell’alloggio, dei servizi. gbiagi

fotoservizio Sessa

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