Lettere
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La scuola ha il compito
di stabilire dei punti
fermi per i ragazzi

da Francesca Savoini, insegnante di francese dell'IIS Einaudi di Cremona

Gentile direttore,

Sono Francesca Savoini, le scrivo a proposito di un post letto ieri sui social: “Bisognerebbe sospendere le sospensioni… Essere ragazzi ormai è un reato“

No, essere ragazzi non è un reato, anzi è un’opportunità che non andrebbe mai sprecata, specialmente quando si ha la fortuna di frequentare ambienti stimolanti, di scoprire una passione in cui credere per realizzarsi appieno.

La scuola in questo gioca un ruolo fondamentale ed è compito di noi insegnanti aiutare i nostri alunni a credere in se stessi, accompagnarli nella scoperta dei loro talenti, incoraggiarli ad accendere la scintilla. In quindici anni di insegnamento ho sempre difeso i ragazzi contro i falsi luoghi comuni che vorrebbero le nuove generazioni come prive di valori e inaffidabili. Non ho conosciuto un solo ragazzo che non mi abbia insegnato quanto valga la pena continuare a credere in questa gioventù. Quello dell’insegnamento è un lavoro totalizzante che coinvolge mentalmente, emotivamente e fisicamente. È una professione costruita sulle relazioni, fatta di attenzione, di continue rimodulazioni in funzione dei bisogni di ogni singolo studente.

In lingua italiana il sostantivo sospensione porta con sé il valore di ” pausa”, non ha una connotazione negativa e non è sinonimo di punizione.

Spesso per trovare la propria strada bisogna fermarsi, orientarsi e magari invertire la marcia.

E noi insegnanti siamo chiamati ad essere bussole per i tutti i nostri alunni, guide nel traffico di un’età che a volte scorre troppo veloce o troppo lenta, in cui è facile perdersi. E allora è nostro dovere dare del tempo, “sospenderlo” per aiutare i ragazzi e le loro famiglie a capire quale sia la strada da lasciare e quale quella da intraprendere per trovare quella famosa scintilla.

Siamo educatori e il nostro compito formativo è anche quello di stabilire dei punti fermi di riferimento di cui i ragazzi di oggi hanno così tremendamente bisogno, in presenza come a distanza.

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