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'Memorie dalla Cremona
Sforzesca': storia e curiosità
nel nuovo di Ivana Brusati

Dieci capitoli che raccontano la storia di Cremona nel Quattrocento compongono il nuovo libro di Ivana Brusati, storica e per tanti anni insegnante al Liceo Scientifico Aselli, “Memorie dalla Cremona Sforzesca”, disponibile alla Libreria del Convegno ed. Il Galleggiante. Episodi più o meno noti di un periodo tra i più fulgidi della storia cittadina vengono raccontati in maniera accattivante e discorsiva, componendo un mosaico utile a capire cosa è stata dal punto di vista politico, economico e sociale, la Cremona di quel secolo. Che si apre (1406)  con la strage dei Cavalcabò ad opera di Cabrino Fondulo nel castello di Maccastorna, narrata nel primo capitolo, seguito da quello dedicato alle celeberrime nozze tra Francesco Sforza e Bianca Maria Visconti, quando ancora san Sigismondo non era il capolavoro che oggi conosciamo, ma al suo posto sorgeva una semplice chiesetta. Un capitolo intero è dedicato al fiume, fonte di ricchezza per la pesca e i transiti commerciali, ma anche luogo di spettacolari parate di galeoni: un ruolo da protagonista quello del Grande Fiume per tanti secoli,  oggi alla ricerca di una consacrazione turistica difficile da perseguire.

Ma Cremona è anche la città della carità: è nel 1451 che il canonico lateranense Timoteo Maffei, personaggio affascinante e colto che in quel periodo predicava in città, constatando la miseria dei vari ospizi cittadini, si fa promotore dell’istituzione di un ‘hospitale magno’, che ancora oggi vediamo in Piazza Giovanni XXIII e che per volontà di papa Nicolò V venne intitolato a ‘Virgo Maria de Pietate’.

Un episodio che rivela i costumi dell’epoca in ambito nobiliare, quando i matrimoni erano più una faccenda politica che d’amore, è quello narrato nel capitolo che ha per teatro il castello di santa Croce, oggi scomparso, dove Bianca Maria amava restare, lei così affezionata alla città che aveva ricevuto in dote e così lontana dagli sfarzi della corte milanese. Mentre è nel monastero di san Salvatore (oggi Santa Monica) che si svolge la vicenda di Defendina, novizia lodigiana che denuncia la dissolutezza nell’ambiente monacale governato dalla badessa Tolomea Gusberti, provocandone la condanna da parte dell’Ordine.

Potere e avventura fanno da filo conduttore nel capitolo dedicato a Marchesino Stanga del ramo di san Luca (ancora oggi è possibile vedere il palazzo di famiglia in corso Garibaldi, contrassegnato dai rostri) fedelissimo segretario di Lodovico il Moro di cui segue fortune e sfortune; mentre Cremona è ancora protagonista della storia europea con la famiglia Trecchi, che nel palazzo che ancora oggi possiamo visitare diede ospitalità ai grandi personaggi dell’epoca, da Luigi XII di Francia a Carlo V imperatore.

Una lettura colorata da tratti romanzeschi che scorre via fluida, quella delle Memorie, destinata all’ampio pubblico di chi vuole conoscere il passato della propria città e che segna una ripresa della vena narrativa di Ivana Brusati, a qualche anno di distanza dall’impegnativa traduzione del ‘De regimine peregrinantium’ (Il regime dei pellegrini) del magister duecentesco Adamo da Cremona, dedicata al canonico della Cattedrale mons, Tantardini.

Giuliana Biagi

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