Cronaca
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Riapertura ristoranti: 'black carpet' davanti a Prefettura del Comitato spontaneo

La prima protesta dei ristoratori davanti alla Prefettura il 26 ottobre (foto Sessa)

Un altro grido di esasperazione si alzerà lunedì prossimo, 4 gennaio, da parte del  Comitato Spontaneo Ristoratori di Cremona e Mantova, che per le 15:30 ha indetto una manifestazione pacifica di protesta davanti alla sede della Prefettura di Cremona. Parafrasando i lustrini dei festival, l’iniziativa si chiamerà “Il Black Carpet della Ristorazione”, e per rappresentare anche emotivamente lo stato d’animo di questa categoria economica pesantemente danneggiata dalle chiusure, verrà steso un tappeto nero sul corso, su cui verranno adagiati i piatti e le stoviglie dei ristoranti aderenti.
“Con questa protesta – affermano i ristoratori – vogliamo ancora una volta porre l’attenzione delle istituzioni sulla
situazione drammatica che sta vivendo il nostro settore che, lo ricordiamo, nel periodo più importante dell’anno e nei mesi di maggiore affluenza di clientela, ha potuto aprire solamente 10 giorni a dicembre, non coincidenti con le festività natalizie.
Questa chiusura irresponsabile e immotivata ha provocato l’ennesimo disastro economico alla nostra categoria, già ampiamente provata dal primo lockdown, senza che sia arrivati nessuno degli aiuti tanto decantati e pubblicizzati”.
Lo spiega bene la portavoce Lina Grazioli: “Il governo ha l’abitudine di riempirsi la bocca di parole come “ristoro”, “aiuto”, “sostegno” ma la realtà è che per il momento sono solo proclami vuoti a cui non sono seguiti i fatti. Per
questo secondo lockdown e per l’irresponsabile chiusura natalizia ci sono stati promessi 9.000 euro del Fondo Ristorazione del Ministero delle Politiche Agricole e Forestali (a fronte di 10.000 di spese sostenute, non regalati!); 2.000 euro di contributo a fondo perduto dalla Regione Lombardia e il tanto decantato 100% del Decreto Rilancio (che ricordo è l’equivalente del 20% della perdita di fatturato tra aprile 2019 e aprile 2020).
Ebbene, niente di tutto ciò è arrivato nelle tasche di nessuno di noi.
Non solo! Per i primi due contributi è anche necessario presentare complicate domande online che ci hanno fatto perdere tempo e risorse, e che in alcuni casi sono state anche rifiutate per non si sa bene quali cavilli burocratici.
“Lo stiamo scrivendo in ogni dove – continua la co-titolare della Trattoria Cerri – ma le istituzioni continuano a fare orecchie di mercante: siamo allo stremo, siamo reduci da un anno disastroso che ci ha imposto oltre 100 giorni di chiusura e che per la maggior parte del tempo restante ci ha obbligato a restrizioni di posti e di orari; il nostro settore è in ginocchio e moltissimi di noi non avranno la forza di rialzarsi. Siamo alle porte di una crisi economica e
sociale devastante, che vedrà decine di migliaia di attività in Italia che non riapriranno i battenti e centinaia di migliaia di famiglie senza lavoro e stipendio, ma a nessuno sembra importare”
A tutt’oggi non è ancora noto se, come e quando i ristoratori potranno riaprire, a seconda che il 7 gennaio si passi in zona gialla, oppure che addirittura fino a Pasqua siano proibite le aperture serali.
“Lunedì 4 gennaio – continua la portavoce – sarà il primo giorno lavorativo dell’anno nuovo, molti di noi dovranno fare gli acquisti e le preparazioni in vista di una eventuale apertura, ma con quali garanzie?
E come se ciò non bastasse, i numeri ancora una volta ci danno purtroppo ragione e i contagi e gli indici in questi giorni in cui noi eravamo chiusi continuano a crescere: e ci credo!  Siamo esasperati, non ne possiamo più: le persone si ammassano per gli acquisti e i regali natalizi e gli unici a pagare siamo sempre e solo noi ristoratori”.
“Per questo motivo – conclude Lina Grazioli – torniamo in piazza a farci sentire, ma soprattutto abbiamo deciso di costituire una nuova Associazione, che verrà presentata ufficialmente agli  organi di stampa nei prossimi giorni, e che intende incanalare nei binari delle proteste pacifiche la rabbia e la frustrazione del nostro settore, ma che al tempo stesso vuole portare avanti le nostre istanze e le nostre ragioni, che non sentiamo adeguatamente tutelati dalle tradizionali associazioni di categoria, sia locali che nazionali”. gb

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