Cronaca
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Terzo ponte, la querelle Comune
Oleificio in Consiglio di Stato

Non è ancora finita la querelle giudiziaria tra Comune e Oleificio Zucchi in merito alla previsione del Pgt, che inserisce a poca distanza dallo stabilimento lungo il porto canale, la strada di arroccamento al previsto ‘terzo ponte’, il collegamento autostradale con il piacentino programmato ormai una ventina di anni fa e sempre più lontano dal poter essere realizzato.

L’azienda, leader nella produzione di oli, aveva presentato ricorso 8 anni fa contro l’inserimento del progetto nel Pgt del Comune di Cremona.  Solo lo scorso luglio era stato discusso davanti ai giudici amministrativi. Le obiezioni dell’azienda riguardavano la reiterazione dei vincoli di esproprio e le fasce di rispetto dell’infrastruttura di 30 metri: in particolare “la realizzazione dell’opera avrebbe creato sicuramente interferenze e un’incidenza dannosa sia per gli espropri che verrebbero realizzati sull’area dello stabilimento nonché sulle aree limitrofe non soggette agli espropri, ad esempio i parcheggi”. La fascia di rispetto, aveva ribadito il Comune nell’opporsi al ricorso, era invece in linea con quanto previsto per un’infrastruttura autostradale. Lo scorso settembre il Tar  prendeva la sua decisione, accogliendo le ragioni del Comune: un giudizio contro cui ora l’azienda si è appellata al Consiglio di Stato; l’ente locale, da parte sua, ha deciso nella seduta di giunta del 9 aprile, di costituirsi in giudizio.

Sono ormai trascorsi 11 anni da quando venne approvato il progetto per la realizzazione del Terzo Ponte, raccordo autostradale di collegamento tra la sponda cremonese e la sponda piacentina che doveva collegare, all’altezza di Cavatigozzi, la SS 234 codognese, il peduncolo e la ex SS 10, la ex SS 588 cispadana. Il nuovo raccordo doveva essere pronto nel 2014 e costare 216 milioni di euro.

“Oleificio Zucchi – afferma l’azienda – confida che le ragioni poste all’attenzione del Consiglio di Stato possano essere accolte al fine di poter portare avanti la crescita sostenibile dell’azienda a beneficio delle proprie maestranze e della collettività”. E senza entrare nel me nel merito del ricorso che verrà dibattuto nelle sedi più opportune, ritiene che “considerando il difficile momento storico ed economico territoriale, è comunque inaccettabile che un’opera abbandonata da più di dieci anni e di cui nulla si conosce riguardo alla sua realizzazione possa inibire proprio la crescita dimensionale di un’azienda che negli ultimi dieci anni ha aumentato del 50% il numero delle maestranze.
Oleificio Zucchi, da vent’anni e in tutte le sedi, ha sempre pacatamente richiesto che il progetto di quest’opera pubblica, qualora fosse stata ritenuta assolutamente necessaria, fosse sviluppato senza diventare un limite per un’area che è nata per essere primariamente a destinazione industriale”.

Autovia Padana, subentrata a Centropadane nella concessione dell’A21, ha tempo solo fino al 2022 per trovare le risorse finanziarie per realizzare l’infrastruttura. Dopo quella data, questa opera definita in convenzione come non necessaria, decadrebbe. L’opera doveva essere lunga 12 km, con un viadotto di 2 km che attraversava il fiume e il ponte vero e proprio, ad unica campata, lungo 200 metri. Da progetto, erano previste quattro corsie fino alla zona a sud del canale navigabile, con un successivo restringimento a due corsie, con forti limitazioni di velocità, per oltrepassare il canale navigabile all’altezza dell’Oleificio Zucchi, per poi tornare alla larghezza originaria dopo l’intersezione con via Acquaviva.

 

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