Cronaca
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Caso Zardi, la famiglia si oppone
alla richiesta di archiviazione

Proverà ad opporsi Sara Zardi (seguita dall’avvocato Giovanni Bertoletti) alla decisione della Procura di Cremona di archiviare il caso della sorella Arianna Zardi, trovata morta in golena, a Torricella del Pizzo, il 2 ottobre del 2001 dopo che era sparita, senza lasciare traccia, il 30 settembre. Avrebbe dovuto far rientro a casa del papà a Casalbellotto, dove era attesa anche dalla sorella e dal fratello, per una cena. Ma in quella casa la giovane non arrivò mai.

20 anni di indagini non hanno portato a quasi nulla. Non hanno portato a un come, ad un perché, non hanno dato alcuna prova evidente che portasse ad individuare chi si fosse macchiato di quel delitto. E sul fatto che sia stato un delitto chi ha indagato non ha mai avuto grandi dubbi. La posizione in cui è stata trovata, i segni sul corpo, il luogo. Difficile pensare ad altro.

Tutto lasciava presumere ad un omicidio. 20 anni di indagini, qualche pista seguita in questi 20 anni rivelatasi poi una falsa pista, una riesumazione cinque anni fa non hanno portato a nulla. Ma Sara chiede a gran voce delle risposte. “Sono un po’ più serena – ci spiega la sorella di Arianna che da sempre cerca la verità – e speriamo che la Procura accolga la nostra richiesta considerando che da tutte le indagini non abbiamo ricevuto nessuna risposta. Sono un po’ più serena, soprattutto con Arianna. Se ci fossimo fermati non mi sarei sentita a posto con lei”.

Ora spetterà alla Procura decidere se tornare sui propri passi e magari stabilire un supplemento d’indagini, o confermare la propria intenzione di archiviare tutto e lasciare il caso irrisolto. Arianna Zardi, che al momento della morte aveva solo 25 anni, attende giustizia da 20 anni. E la attendono i familiari, papà Angelo non c’è più ma Sara c’è. E ormai ha solo questa speranza, che non venga scritta la parola fine – con il caso irrisolto – sul fascicolo della morte della sorella Arianna.

N.C.

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