Cronaca
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"Qui in carcere mi hanno detto
che la mamma non c'è più"

“Qui in carcere mi hanno detto che la mamma non c’è più, ma io non ricordo nulla. Sono posseduto”. Sono alcune delle frasi che Younes El Yassire, il 35enne marocchino in carcere con l’accusa di aver ucciso la madre Fatna Moukhrif, 54 anni, ha riferito al suo legale, l’avvocato Santo Maugeri, che oggi è andato a trovarlo.

La vittima

“Il mio assistito è sempre nell’infermeria del carcere”, ha raccontato il legale, “mi è sembrato più tranquillo rispetto a giovedì, ieri lo ha visto anche un medico, ma continua a non ricordare nulla di quanto accaduto. E’ ancora completamente confuso e continua a parlare di magia”. “Sono posseduto”, ha sostenuto il marocchino, che attribuirebbe questa condizione all’abbandono della moglie, che nel 2018 lo aveva lasciato tornando in Marocco con il loro figlioletto, scatenando in Younes la depressione, ma anche alla morte del fratello Amine, deceduto nel 2016 dopo essere precipitato da una finestra dello stesso appartamento di via Panfilo Nuvolone, al quartiere Cambonino, dove si è consumato il delitto.

L’avvocato Maugeri

Dopo la partenza della moglie, il 35enne, ex muratore, era tornato a vivere con i genitori e l’altro fratello, ma con la madre avrebbe avuto rapporti difficili, particolare che però Younes nega, sostenendo di aver sempre avuto buoni rapporti con entrambi i genitori. Per l’accusa, invece, lui avrebbe continuamente chiesto alla madre del denaro, mentre lei lo avrebbe accusato di sperperare la sua pensione di invalidità. Sarebbe questa una delle motivazioni portanti della lite scoppiata tra i due nella tarda mattinata di giovedì. Prima un’accesa discussione, poi le botte e infine le coltellate. La donna, con il volto tumefatto, era stata trovata cadavere dal marito appena rientrato dal lavoro di ambulante al mercato. Younes, in fuga, verrà ritrovato la stessa sera dalla polizia.

Per il giudice, resta in carcere perchè “è pericoloso”: potrebbe uccidere ancora o fuggire. Il marocchino ha sì “segnalate manie di persecuzione”, ma è “lucido”, tanto che dopo il delitto della madre, picchiata con violenza e accoltellata più volte al viso e al collo, si è lavato, cambiato, ha spento il telefonino per non farsi rintracciare, ed è scappato con mille euro in tasca, il permesso di soggiorno, la carta di identità, il carica-batterie. Secondo il gip, se lasciato libero, potrebbe fuggire ancora.

In questi giorni l’avvocato Maugeri è impegnato a raccogliere tutta la documentazione medica relativa al suo cliente, dal 2001 in cura presso il Centro psicosociale di Cremona, dopodichè chiederà che quantomeno il suo assistito possa essere sottoposto a visite quotidiane. Il legale, al termine dell’interrogatorio di garanzia, aveva chiesto al giudice il trasferimento in una struttura più idonea, ma il gip ha deciso per la custodia in carcere.

Sara Pizzorni

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