Cronaca
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Caso Mosca, l'infermiere che fece
l'esposto: "Così si ammazza la gente"

All'ex primario dell’ospedale di Montichiari
originario di Persico Dosimo contestati 3 decessi

E’ cominciato questa mattina in Corte d’Assise a Brescia il processo nei confronti di Carlo Mosca, 47 anni, originario di Persico Dosimo, ex primario del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari, arrestato lo scorso gennaio con l’accusa di omicidio volontario per aver somministrato farmaci, risultati letali, a pazienti affetti da Covid. L’imputato, difeso dai legali Elena Frigo e Michele Bontempi, è andato direttamente a giudizio con il rito immediato.

Tre i decessi contestati: Natale Bassi, 61enne di Ghedi, Angelo Paletti, 79enne di Calvisano, ed Ernesto Nicolosi, 80enne di Carpenedolo, morti durante la prima ondata pandemica. I familiari dei tre deceduti si sono costituiti parte civile, mentre non è stata ammessa dal presidente della Corte Roberto Spanò la presenza, come responsabilità civile, degli Spedali Civili di Brescia da cui l’ospedale di Montichiari dipende.

Per il pm Federica Ceschi, il medico avrebbe somministrato Succinilcolina e Propofol, farmaci incompatibili in assenza di intubazione. “Un preparato che paralizza i muscoli ma non agisce in alcun modo sullo stato di coscienza, provocando così una penosa morte per soffocamento”, scriveva nell’ordinanza il gip Angela Corvi, escludendo che Mosca avesse agito per finalità pietistiche.

In aula è stata sentita la testimonianza di Michele, l’infermiere del pronto soccorso dell’ospedale di Montichiari che il 23 aprile del 2020 aveva presentato un esposto contro l’imputato ai carabinieri di Mantova. Il 18 marzo del 2020, con l’ospedale in piena emergenza Covid, Michele, che era di turno, era stato chiamato dal medico di guardia per rispondere ad una telefonata di Mosca che gli chiedeva di somministrare ad un paziente due fiale di Succinilcolina. “Sono rimasto stupito”, ha raccontato l’infermiere,  “perchè questo paziente non doveva essere intubato”.

 

Mosca (l’ultimo a destra) seduto accanto ai suoi legali

 

La Succinilcolina e il Propofol, è stato spiegato in aula, sono infatti farmaci che inducono il blocco dei muscoli, e se somministrati ad un degente da non intubare, questi va in arresto respiratorio e muore. L’infermiere ha riferito di aver chiesto al primario la prescrizione scritta, ma Mosca si era limitato alla prescrizione telefonica. “A quel punto ho espresso il mio dissenso al medico di guardia”, ha ricordato il teste, dicendo: “Questo è un omicidio, così si ammazzano le persone”, e rifiutandosi di somministrare le fiale del farmaco richiesto. Il paziente era morto il giorno dopo: “Era anziano, aveva già patologie pregresse e aveva un quadro respiratorio ormai compromesso”. 

Di quella telefonata, Michele aveva parlato con i familiari, tutti infermieri, e con alcuni colleghi, tra cui Massimo, che nel frattempo si era accorto di un consumo eccessivo di quei particolari farmaci dal frigo.

Agli atti ci sono alcuni messaggi whatsapp tra i due infermieri: “Io non ci sto ad uccidere pazienti solo perché vuole liberare dei letti”. “Questo è pazzo, vuol far uccidere le persone”. “Se lo becco che lo fa, chiamo i carabinieri”. I due si erano quindi messi alla ricerca di prove contro il primario, monitorando i pazienti, le cartelle cliniche e le scorte dei due farmaci.

Nel frattempo Michele era venuto a conoscenza del caso di Natale Bassi da una collega che gli aveva raccontato che il paziente era stato spostato in emergenza e che Mosca aveva chiesto a qualche infermiere di andare a prendere la Succinilcolina e il Propofol nel frigorifero. L’altro paziente, Ernesto Nicolosi, soffriva di una insufficienza respiratoria importante. “Lo seguivo io”, ha raccontato Michele. “Gli era stato somministrato ossigeno e sembrava migliorare. Mi sono stupito molto quando ho saputo che era deceduto nel giro di poco tempo. Era quasi normale, con i pazienti Covid, che la situazione degenerasse, ma in questo caso non mi sarei mai aspettato un peggioramento così repentino”. Secondo l’accusa, Mosca, subito dopo aver menzionato la Succinilcolina, avrebbe chiesto improvvisamente al personale presente di abbandonare la stanza e di lasciarlo solo con il paziente.

Carlo Mosca, domiciliato a Mantova, è agli arresti domiciliari dal 25 gennaio scorso. A processo si difenderà, come già aveva fatto il 29 gennaio scorso davanti al gip, dichiarando di non aver mai somministrato Succinilcolina e Propofol, ed escludendo che altri del personale medico ed infermieristico potessero averlo fatto.

Si torna in aula con altri testimoni il prossimo 31 gennaio.

Sara Pizzorni

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