Cronaca
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"Carne sintetica? No grazie"
Una soluzione che non convince

La presentazione del libro del giornalista e saggista francese Gilles Luneau

L’agricoltura e la zootecnia, oggi più che mai, sono al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica che tende a dare giudizi nel complesso negativi o anche molto negativi sull’attività primaria dimenticando, in questi frettolosi e sommari giudizi, il ruolo essenziale dell’attività agricola: produrre cibo. Meglio se di alta qualità ed economico, necessariamente salubre e possibilmente prodotto nel rispetto dell’ambiente e degli animali allevati. Ma si dimentica anche che tutti i processi produttivi che portano gli alimenti sulle nostre tavole sono sottoposti a rigorosi controlli pubblici che assicurano la salute e la buona nutrizione di coloro che quel cibo lo assumono: i consumatori.

Questa ovvia e scontata premessa per introdurre il tema dei cibi sintetici di cui il tanto critico consumatore pare non interessarsi o che guarda con un certo interesse e compiacimento. Sul tema abbiamo assistito alla presentazione del libro: “Carne artificiale? No, grazie” di Gilles Luneau, giornalista, saggista e regista francese, a cui è succeduto un dibattito di esperti.

Secondo Luneau il fenomeno a cui assistiamo oggi, cioè la presenza di “carne sintetica” negli scaffali dei supermercati ha una genesi di almeno una decina di anni. Risalgono al 2010 – 2013 le prime idee di produrre cibo artificiale senza l’allevamento animale per ridurre le emissioni in atmosfera di gas climalteranti. Idee a metà tra la filantropia ed il business innovativo nate nella culla della tecnologia avanzata: la Silicon Valley. E con gli stessi principi applicati ad esempio nella progettazione o costruzione di computer o smart phone: informatica, intelligenza artificiale, processi produttivi innovativi per raggiungere un vasto pubblico con un nuovo prodotto e a bassi costi. Ed è così partita una imponente opera di raccolta presso investitori che sono frequentatori abituali di quella valle tecnologica.

In altre parole, sfruttare le mode, le paure della gente come la pandemia e l’inquinamento, e le necessità del momento di intervenire per mitigare i cambiamenti climatici per fare soldi agendo anche su movimenti di opinione che oggi hanno un grosso peso nella società odierna: animalisti ed ambientalisti.

Dal punto di vista operativo ha detto l’autore del libro che: “Si tratta di applicazioni tecnologiche di vecchie metodologie e non di invenzioni vere e proprie”. Sono due i processi produttivi: uno che assemblea prodotti vegetali, oltre ad integratori ed additivi, dandogli poi una forma, una consistenza ed un sapore che ricorda quello della carne. Il secondo invece che parte da cellule staminali estratte da feti animali e poi fatte crescere in ambiente artificiale e controllato.

Oggi le fasi sperimentali sono terminate ed è iniziata la seconda fase, quella dell’espansione. Il fenomeno ha coinvolto liberisti e grandi operatori dell’industria alimentare internazionale che lavorano principalmente sulle proteine vegetali e sono cominciate le strategie di diffusione, e di ritorno degli investimenti, puntando soprattutto su giovani e nuovi stili di vita.

Tra i partecipanti alla presentazione Giorgio Cantelli Forti, presidente dell’Accademia nazionale di agricoltura, che si è complimentato con l’autore, giornalista serio e responsabile. “Prima dell’immissione in commercio di questo genere di prodotti devono essere fatte le opportune verifiche con dati aperti e verificabili”. E poi, sui rapporti con l’agricoltura: “Abbiamo instaurato da secoli un equilibrio con la natura che non deve essere alterato. La sostenibilità agronomica è importante anche per lo stoccaggio del carbonio che viene fatto dai vegetali ed in cui gli stessi animali hanno un ruolo importante. Occorre prestare molta attenzione a rompere gli equilibri naturali per rincorrere interessi di parte”.

“Le proteine vegetali ed animali sono completamente diverse”, ha sostenuto Susanna Bramante, agronomo e consulente scientifico, intervenendo sui valori nutrizionali dei nuovi prodotti. “Quelle animali sono decisamente migliori nella formazione dei muscoli anche nei malati oncologici e contengono alcuni aminoacidi essenziali che non sono presenti nelle proteine vegetali. E i prodotti derivati sono ancora peggiori perché partono da isolati proteici che perdono moltissimo delle proprietà tipiche della carne. La presenza di additivi e di processi di lavorazione piuttosto complicati, li rendono certamente prodotti poco salutari anche se vengono presentati con questa immagine”. Ha concluso il suo parere in modo tranciante: “Sarebbe come nutrirsi di integratori. L’ impatto sul metabolismo umano è molto diverso rispetto alla carne e anche poco naturale. Ed in ogni caso per sopperire alle loro lacune di base i quantitativi consumati dovrebbero essere molto maggiori: la carne e un alimento molto efficiente in termini nutrizionali”.

Paolo De Castro europarlamentare ed ex ministro dell’agricoltura ha toccato il tema dal punto di vista della politica. “L’Unione europea si deve occupare di questo tema e penso che sia opportuno invitare l’autore del libro al parlamento europeo. Occorre un approccio rigoroso e scientifico per valutare gli effetti di questi prodotti che sono sostenuti da ingenti finanziamenti di alcune grosse multinazionali e dai movimenti ambientalisti ed animalisti. Non si tratta solo di proteine vegetali in sostituzione di quelle animali ma di carne coltivata in provetta”.

Dal dibattito è emerso come la carne sintetica sia ancora troppo sconosciuta. E’ certamente di derivazione animale ma manca del vissuto animale, in termini alimentari e nutrizionali non può sostituire la vera carne perché non si può riprodurre in forma sintetica il complesso alimentare presente nella carne; si tratta di ammassi proteici che derivano da un’unica proteina.  Inoltre, è pericoloso spezzare il legame tra uomo, natura e alimentazione. Sarebbe a rischio la tenuta di un sottile equilibrio, pur fragile, instaurato da millenni. L’agricoltura e l’allevamento possono essere la soluzione del problema ambientale se opportunamente guidati e adeguatamente finanziati.

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