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Nuovo consiglio provinciale,
Parola d'ordine "condivisione"

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Si è insediato oggi il Consiglio provinciale uscito dalle elezioni del 18 dicembre, resterà in carica per due anni, concludendo il mandato insieme a quello del presidente Paolo Mirko Signoroni. Nessun inciampo alla convalida dei 12 eletti, tutti sindaci e consiglieri comunali del territorio. Come noto, sei di loro sono stati eletti nella lista appoggiata da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega (Centro Destra per Cremona): Attilio Paolo Zabert il più votato in assoluto, sindaco di Pieve d’Olmi, Valeria Patelli, sindaco di Calvatone, Palmiro Angelo Bibiani, consigliere della Lega a Vaiano, Alberto Sisti, sindaco di Forza Italia di Castelvisconti, Filippo Raglio, consigliere della Lega di Vescovato e Gianni Rossoni, sindaco indicato dall’Udc di Offanengo. Cinque i rappresentanti della lista formata da Pd e Sinistra, “Democratici e Civici per la Provincia di Cremona”: Jacopo Bassi, consigliere a Crema, Giovanni Gagliardi, consigliere a Cremona, Fabrizio Vappina consigliere a Casalmaggiore; Ilaria Dioli sindaco di Casaletto Vaprio e Silvia Genzini, consigliere di Pieve San Giacomo.

Ago della bilancia, Matteo Gorlani, consigliere a Ticengo, eletto nella lista di centrodestra che si è chiamata fuori dai partiti, “Amministratori in Provincia”. “Pieno sostegno all’operato del presidente”, ha assicurato, facendo prefigurare un asse non così scontato, da momento che Signoroni ha anche l’appoggio del Pd, attualmente in minoranza stando ai numeri usciti dal voto.

E che sia un’assemblea atipica, in cui i concetti di minoranza e maggioranza contano fino a un certo punto, almeno finora, lo dimostrano anche la parole di Zabert: “Lo spirito giusto non è farsi la guerra, ma fare il bene del territorio. La nostra provincia è in sofferenza, bisogna lavorare tenendo a mente che svogliamo un servizio pubblico, per il quale serve tempo e voglia”.

Un appello al lavoro condiviso è stato anche quello del presidente Signoroni, che ha parlato delle sfide che ha di fronte la Provincia, prima fra tutte i progetti da finanziare con il Pnrr, che vanno dalle infrastrutture all’edilizia, alla transizione energetica, a quella digitale, alla viabilità, con l’auspicio che finalmente dall’Europa arrivi la spinta decisiva per la navigazione fluviale.  Le Province potrebbero inoltre tornare ad un assetto istituzionale simile a quello ante riforma Delrio, quindi non più organo monocratico del presidente ma con una giunta composta da assessori. Ma dipenderà dalla volontà politica del Governo e del Parlamento, nel prossimi mesi impegnati in ben altre faccende.

Per il momento verranno attribuite delle deleghe ai consiglieri: non ancora deciso quali e a chi, ma il clima generale e soprattutto il fragile equilibrio della maggioranza di Signoroni, fa pensare ad una distribuzione equa tra i vari schieramenti. Deleghe che peraltro non prevedono retribuzione. “Il tema politico – ha detto Signoroni –  ed il dibattito generico e generalizzato sul dopo elezioni si è incentrato molto sulle deleghe e poco sugli obiettivi che ci attendono: il superamento di questo dualismo non può che aiutarci a proseguire speditamente nel dare risposte ai cittadini ed è per questo, conscio comunque della sua valenza, che non ho alcun pregiudizio e fornisco massima disponibilità nel valutare insieme alle stesse segreterie politiche ogni possibile percorso e soluzione”.

Ai consiglieri, molti dei quali alla prima nomina, è stato già consegnato l’ultimo bilancio da poco approvato e il piano triennale delle opere pubbliche.

Negli interventi finali,  Giovanni Gagliardi ha auspicato un cambio di passo rispetto al precedente mandato: “La Provincia è la casa dei Comuni, nessuno si deve sentire escluso”; apprezzamento delle parole del presidente è stato espresso anche da Alberto Sisti, sulla condivisione di un percorso comune, volto alla realizzazione di un programma di azione dell’Ente di medio-lungo termine; medesima posizione espressa anche da Gianni Rossoni. gbiagi

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