Cronaca
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Il disastro di Pioltello: "Chiesi più
volte la sostituzione del giunto"

E’ ripreso ieri davanti alla quinta sezione penale di Milano il processo sul disastro ferroviario di Pioltello nel quale il 25 gennaio 2018, in seguito al deragliamento del regionale Cremona-Milano Porta Garibaldi, morirono Ida Milesi, 61enne di Caravaggio, dirigente medico e chirurgo all’Istituto “Carlo Besta” di Milano, Alessandra Giuseppina Pirri, 39 anni, impiegata di Capralba, e Pierangela Tadini, 51 anni, anche lei, come Ida, di Caravaggio. 46 i feriti.

I pm Maura Ripamonti e Leonardo Lesti puntano a dimostrare i problemi di manutenzione e il cattivo stato del giunto sopra il quale si ruppe uno spezzone di rotaia. Il deragliamento, stando alle indagini, avvenne a causa della rottura di uno spezzone di rotaia di 23 centimetri sopra quel giunto in pessime condizioni.

In aula ha testimoniato il capo tecnico dell’unità di manutenzione di Rfi Francesco Raffo, che ha dichiarato di aver chiesto, invano, la sostituzione del giunto. “Pensare che mi hanno pure sospeso 10 giorni dopo quello che è successo… io che sono la persona più onesta di questa terra”, scrive “L’Eco di Bergamo”», riportando le parole del testimone pronunciate  nel corso della prima udienza dopo la pausa estiva.

Durante il suo esame, il teste ha riferito di aver partecipato, nel maggio 2017, ad una operazione di rincalzatura sotto quel giunto che sembrava “invecchiato”. Al passaggio dei treni si abbassava la parte centrale del giunto e i tecnici, essendo la macchina rincalzatrice fuori uso, erano intervenuti con attrezzi manuali. L’operaio ha detto di aver visto peggiorare lo stato del giunto mese dopo mese e di averne chiesto la sostituzione a Ernesto Salvatore, il responsabile del nucleo manutentivo , già uscito dal processo con un patteggiamento a quattro anni. Ma quel giunto non è mai stato sostituito.

Il teste ha aggiunto di aver poi inviato via mail in agosto un elenco di attività urgenti da fare su quella tratta ai suoi superiori, Salvatore e Marco Albanesi, e successivamente, su richiesta di Ivo Rebai, responsabile di Rfi nella gestione delle ditte esterne, di avergli girato la mail, ma nulla era stato fatto. Nel frattempo erano stati posizionati nuovi giunti in corrispondenza di quello ammalorato, che però non è mai stato sostituito.

Nel processo, oltre a Rete Ferroviaria Italiana, che è anche responsabile civile, sono imputati l’ex ad Maurizio Gentile, ora commissario straordinario per la messa in sicurezza della A24 e A25, e altri ex dirigenti, dipendenti e tecnici di Rfi. Parti civili sono la Filt-Cgil Lombardia e tutte le persone fisiche, una sessantina, non risarcite, tra passeggeri e familiari delle vittime.

S.P.

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