Cronaca

Penalisti contro il ''pacchetto
sicurezza'': tre giorni di sciopero

Tre giorni di sciopero dei penalisti, dal 4 al 6 novembre prossimi, con una manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma martedì 5 novembre, contro il ddl sicurezza all’esame del Parlamento. A deliberare la protesta è stata la Giunta dell’Unione delle Camere penali.

Ecco il boccone amaro e indigesto che il legislatore riserva a questo Paese apparentemente muto e sbigottito”, si legge nella dura nota inviata dalla Camera penale della Lombardia orientale ‘Giuseppe Frigo’, di cui è presidente l’avvocato Maria Luisa Crotti. Ad incrociare le braccia saranno anche i penalisti della Camera penale di Cremona e Crema ‘Sandro Bocchi’, presieduta dall’avvocato Micol Parati.

L’avvocato Crotti

“Nessun valore e nessun principio della Costituzione Repubblicana è più un tabù!. 80 anni dopo Gandhi, si andrà in galera perché si esercita da carcerato la più civile e democratica delle forme di protesta e di manifestazione del dissenso: la disubbidienza civile!”.

Tutto questo, lamentano i penalisti, “con una situazione delle carceri italiane a dir poco vergognosa ed esplosiva al tempo stesso, con 76 suicidi dal primo gennaio al 11 ottobre di quest’anno. Nessun impegno per rendere le carceri meno immonde e più vicine al senso di umanità ed alla funzione della pena, si risolve la questione punendo chi protesta per il mancato rispetto da parte dello Stato delle proprie leggi oltre che della Costituzione e delle norme sovranazionali. A ciò si aggiunge altrettanta pretesa di ordine e disciplina nel ‘mondo di fuori’ con l’introduzione continua di nuove fattispecie penali (sempre più fantasiose), l’irrazionale aggravamento delle pene, il continuo allargamento delle facoltà delle forze dell’ordine che, grazie alle nuove norme, potranno portare, senza licenza, armi diverse da quelle d’ordinanza.

L’avvocato Parati

Il tutto con numeri che dicono che i reati sono in calo e che non c’è alcuna emergenza reale. Si creano reati universali e contemporaneamente si mandano obbligatoriamente in galera i bambini insieme alle mamme; nemmeno nel codice penale che portava le firme di Rocco e Mussolini si arrivava tanto. Si subordina il diritto a comunicare con i propri cari (art. 15 Cost.) alla regolarità del soggiorno. Alla fine di questa Via Crucis dei principi democratico-liberali risulta evidente l’irresistibile impulso al controllo globale della società, alla costruzione di uno Stato onnivoro che sovrasta il cittadino-suddito”.

“A tali misure contrarie al diritto penale liberale e ai valori fondanti le moderne società democratiche occidentali“, scrivono i penalisti, “da cittadini, giuristi, avvocati non possiamo che ribellarci“. Lo sciopero è indetto per dire “no alla galera  indiscriminata, alla galera in conseguenza dell’esercizio di diritti costituzionali, alle carceri incostituzionali, luoghi immondi e discariche sociali, ai bambini in galera, al diritto penale d’autore, alle pene corporali” e per dire sì “al diritto penale minimo, al diritto penale del fatto, alla proporzionalità della pena al fatto, alla funzione rieducativa della pena e al diritto alla manifestazione pacifica e non violenta del dissenso”.

Sara Pizzorni

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