Teatro Ponchielli a nudo
rivestito di jazz e applausi
Nudo. Spogliato di sedute, ma rivestito di jazz, con un Fazioli che Maurizio Baglini accarezza e graffia. Platea senza poltroncine e pubblico, occhi e orecchie in tutti gli ordini di palchi, fin lassù nel loggione.
Il Teatro Ponchielli di Cremona si scopre senza vergogna, il parquet non più ricoperto del velluto rosso imbottito – quel che resta delle datate file di scranni attende dietro al sipario nuovi generosi padroni – accoglie al centro il pianoforte per un’ora abbondante di immersione nel leggendario Köln Concert di Keith Jarrett, perla rara che dal vivo vanta pochi interpreti. Maurizio Baglini è tra questi fedelissimi.
Il 24 gennaio 1975, sfinito e ad un passo dall’annullare il concerto di Colonia, Jarrett si lasciò andare all’improvvisazione. L’ispirazione non conosce stanchezza, fisica o mentale: quei tasti malandati vennero nobilitati dalle note di un capolavoro. L’album jazz di pianoforte solista più venduto di tutti i tempi generò da quel concerto. E cinquant’anni dopo, al Ponchielli, con Baglini al centro della platea circondato da palchetti esauriti, il replay ha esaltato le sonorità uniche del teatro cremonese.
La notte della prima di Andrea Nocerino, neo sovrintendente già alle prese con il restyling del domicilio artistico, ha strappato applausi dai palchi verso la platea, per una volta proscenio di un concerto chiuso da Baglini con un emblema: Franz Liszt, “La Campanella”, che suona per inaugurare il nuovo corso di Nocerino, presente ed emozionato al primo appello.