Morte di Elisa: riconosciuta nel
civile la responsabilità di Rfi
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Rete ferroviaria italiana è responsabile della morte di Elisa Conzadori, la 34enne di Pizzighettone morta a Ferragosto del 2020 travolta da un treno mentre attraversava il passaggio a livello di Maleo con la sua Citroen. Lo ha stabilito il tribunale civile di Lodi che ha condannato Rfi a risarcire i danni al convivente di Elisa, ai genitori e alla sorella.
Una sentenza che va in controtendenza rispetto all’archiviazione decisa nel procedimento penale. Nel giudizio civile, invece, si è ritenuto che al momento del passaggio dell’auto della giovane ci fosse la semibarriera alzata e nessun segnale acustico o luminoso in funzione.

Nel penale, sotto accusa erano finiti gli operai di Rfi che si erano occupati della manutenzione del passaggio a livello e che alcuni giorni prima avevano lavorato ai quadri elettrici delle sbarre. Per il giudice, che aveva accolto la richiesta di archiviazione della procura, non si era verificato alcun malfunzionamento dell’impianto. Secondo la tesi della famiglia e dei suoi legali, invece, la sbarra era alzata al momento del passaggio dell’auto di Elisa. Tesi, peraltro confermata da alcuni automobilisti che erano fermi in coda nel lato opposto, secondo cui la sbarra si era prima abbassata e poi rialzata.
L’azione civile era contro Rfi, custode del passaggio a livello in base all’articolo 2051 del Codice, che stabilisce una forma di responsabilità oggettiva. Chi ha la custodia di una cosa è responsabile dei danni che questa causa, a prescindere da una eventuale responsabilità penale. La giudice del processo civile aveva disposto una nuova perizia, relegando a mera ipotesi, per altro poco plausibile, quanto discusso durante il processo penale.
La sentenza civile ha restituito serenità al fidanzato e alla famiglia di Elisa, che in tutti questi anni non hanno mai smesso di lottare per tenere vivo il ricordo della giovane e per chiedere giustizia.