Carolina, venezuelana casalasca:
"Cattura Maduro? Una liberazione"
Carolina ha lasciato 25 anni fa il Venezuela ed è diventata a tutti gli effetti cittadina Casalasca, di Torricella del Pizzo. Oggi porta il nome del marito, Rigolli, ma non ha mai smesso di seguire da vicino il suo Paese: il fratello è viceconsole a Maracàibo (già, l’accento è sulla terza A e non come insegnava la famosa canzone) e quanto accaduto nelle scorse ore merita una riflessione con chi conosce bene la situazione venezuelana.
“Provo una felicità che fatico a esprimere e che sa di liberazione, di salvataggio, perché il Venezuela è un paese meraviglioso, pieno di ricchezze, con gente buona, di cuore e che non si meritava questa disgrazia, la disgrazia del Chavismo e di Maduro. Perché prima sono entrati come comunismo, con buonismo, eccetera, ma poi si sono presi tutto e hanno lasciato la gente morire di fame. La salute pubblica non esiste più, sono andati via 9 milioni di ragazzi che non hanno futuro”.
“Qualsiasi cosa si instauri adesso – spiega Rigolli – non può essere peggiore di quello che c’è già. Per dare un’idea, io vivevo in una zona petrolifera dove giravano moltissimi soldi. Si producevano, se non ricordo male, 3 milioni di barili di petrolio al giorno. Dove l’avvento di Maduro, si è passati a 800 mila: hanno rovinato l’industria petrolifera. Per non parlare della gente che hanno messo in carcere, oppresso, ammazzato, minacciato”.
Non si poteva evitare l’intervento di una forza armata straniera? “Noi lo stavamo aspettando. Hanno bombardato e colpito le zone strettamente legate al regime, come mi hanno riferito i miei fratelli, che comunque abitano molto lontano da Caracas. Quindi non c’è questo sentore di pericolo, non c’è l’esercito in strada e l’operazione è stata mirata. Si fa presto a dire che questa è un’ingerenza internazionale perché è il popolo che deve difendersi. Ma come faccio a difendermi se non ho le armi? Io ho le pietre e tu hai le armi da fuoco? Sapete quanta gente è morta per manifestare nelle strade e coi cellulari e la vita privata sotto controllo?”.
Giovanni Gardani