Venezuelani in Lombardia felici
per la fine del regime di Maduro
L’ex presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, e la moglie, Cilia Flores, hanno affrontato la prima udienza del processo celebrato a New York per traffico di droga, la prossima è prevista per il 17 marzo, il primo atto di una lunga battaglia legale.
La vice di Maduro, Delcy Rodriguez, nel primo messaggio da presidente ad Interim del Venezuela, si è rivolta a Trump, invitandolo a lavorare insieme e invocando un rapporto caratterizzato da pace e dialogo. Il premio Nobel Maria Corina Machado dice che i venezuelani ringraziano il presidente Trump e la sua amministrazione per la fermezza e la determinazione nel rispetto della legge, ricordando come nel mondo i venezuelani abbiano festeggiato. È accaduto anche in Italia, dove i cittadini del paese sudamericano sono circa 20 mila, di cui almeno il 20% in Lombardia, e proprio qui, nel 2008, è nata l‘associazione Venezuelani in Lombardia.
“Noi siamo felici di sapere che hanno preso Maduro, perché sono quasi 26 anni che aspettavamo questi giorni”, dice la presidente dell’associazione Lucila Urbina, “per noi non è stato, come hanno detto alcuni media, un sequestro. No, è stato un prelevamento, Maduro lo hanno prelevato perché per noi non è più il presidente di Venezuela. Dalle elezioni del 28 luglio del 2024, quando abbiamo votato per un cambio che lui non ha accettato”.
“Negli ultimi anni è peggiorata in maniera abbastanza drastica la situazione economica”, dice il marito Ciro Boiano, ” ma non è soltanto la situazione economica che è andata peggiorando, ma anche i diritti civili, il rispetto dell’opposizione. I venezuelani che conosciamo, con cui siamo in contatto, sono tutti molto contenti di questa situazione, proprio perché vedevano in Maduro una persona che usurpava il potere”.
Ma in Venezuela c’è qualcuno che sostiene Maduro?
“Probabilmente c’è una base che lo appoggia, ma è una minoranza nel paese, saranno 15-20%. Sono tutti dipendenti pubblici, comunque legati alle istituzioni, che sono quasi obbligati a sostenere Maduro.
In questi anni è cambiata l’associazione?
L’associazione è nata con obiettivi culturali, ma negli ultimi anni l’impegno è cambiato per assistere i tanti venezuelani che hanno lasciato il loro paese. Il Venezuela è un paese ricco, nessuno emigrava fino a 15 anni fa. L’associazione prima si occupava soltanto di promuovere la cultura, era un riferimento aggregativo per la comunità, ma negli ultimi dieci anni è servita solo a dare supporto materiale alle persone che venivano dal Venezuela e che non avevano assolutamente niente, arrivavano disperate alla stazione di Milano, senza un posto dove andare e dormivano per strada”.