"Io sono vecchio, voi no. Domande?":
il Ghisleri accoglie Severgnini
Parla in modo diretto, schietto, colloquiale davanti ad una platea attenta, incuriosita non solo per la caratura del personaggio – anche quella ha di certo giocato buon ruolo nella partita – ma anche e soprattutto per le tematiche trattate.
Non un monologo, una conferenza frontale a cui siamo spesso abituati ma un dialogo con e per i ragazzi.
Siamo all’Istituto Ghisleri di Cremona, dove nella mattinata di lunedì è andato in scena un incontro tra i ragazzi delle classi quinte e Beppe Severgnini, noto giornalista ed editorialista del Corriere della Sera.
In quasi due ore Severgnini non risparmia battute, fatti e aneddoti – tanto di cronaca quanto personali e professionali- mettendosi in ascolto dei giovani.
Da qui il titolo dell’appuntamento, organizzato nel solco del PESES (Programma di Educazione per le Scienze Economiche e Sociali) dell’Università Cattolica: “Io sono vecchio, voi no. Domande?”
“Che mattinata è stata? Beh, dovete chiederlo ai ragazzi – commenta Severgnini, al termine dell’evento-, io sono qui per loro. Questo è un progetto per le scuole e secondo me l’ultima cosa che bisogna fare è venire e fare grandi conferenze: alle 9 del mattino una conferenza è illegale, immorale, anticostituzionale (sorride, ndr); non si può fare con ragazzi di 17-18 anni. Si possono però fare domande: il gioco era una domanda a testa, io una a voi, voi una a me; è stata una bellissima mattinata”.

Tante le tematiche affrontate, in modo più o meno leggero: dall’eduzione sessuale nelle scuole ai divieti passando per il domani del giornalismo; in chiusura anche alcuni consigli pratici – tra il serio e il faceto – per l’esame di maturità alle porte.
Da parte di Severgnini, non un “abbassarsi” al livello dei ragazzi (come spesso, in modo palese o nascosto si vede fare ai grandi protagonisti) da una posizione privilegiata, ma dialogando con loro alla pari; perché in un oggi fatto di continui scontri generazionali, l’ascolto reciproco è forse l’unica via percorribile.
“Abbiamo parlato di tante cose – spiega il giornalista -. Se voglio parlare di quello che accade (ad esempio, un dramma di questi ultimi giorni come i coltelli a scuola), è inutile che teorizzo: sono in una scuola e chiedo direttamente a ragazzi. È un problema parlare di educazione sessuale nelle aule, secondo voi ragazzi è utile? E i ragazzi rispondono, basta fargli le domande e ascoltare le risposte”.

Un modo, insomma, per ricordare qualcosa di cui spesso viene scordato: dalle nuove generazioni si può imparare molto, e viceversa.
“Bisogna ascoltare, questi ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati – conclude Severgnini -: ascoltati da un signore anziano che viene a parlare lunedì mattina a scuola, ascoltati da voi, dai media locali e non solo, ascoltati dai genitori, ascoltati dagli insegnanti. I ragazzi hanno bisogno di essere ascoltati e noi invece parliamo: se venissi qua e facessi due ore a parlare, in un lungo monologo, mi odierebbero (e avrebbero ragione)”.
Andrea Colla