Da Cremona il grido d'allarme
dei veterinari contro l'hate speech
Troppi casi di hate speech contro i Veterinari, pubblici e privati. La denuncia è di ANMVI (l’associazione nazionale medici veterinari che ha sede a Cremona) e delle sigle FNOVI e SIVeMP che formulano proposte per aggiornare le tutele legali a nuovi fenomeni di violenza.
La legge punisce “chiunque tenga condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria”, ma non è più sufficiente, secondo le tre sigle veterinarie che hanno inviato una lettera di segnalazioni e proposte al Ministero della Salute.
Come afferma il presidente Anmvi Marco Melosi, “ad esempio riceviamo critiche e odio per la mancata assistenza, oppure la mancata disponibilità di un veterinario. Essendo la medicina veterinaria per gli animali da compagnia esclusivamente privata, ovviamente organizzare un servizio di veterinari a 24 ore non è sempre così semplice. Si vorrebbero dei veterinari che siano empatici, che non sbagliassero mai; qualche volta la prestazione non viene ritenuta all’altezza, qualche volta ci si lamenta degli errori, degli sbagli, eccetera”.
I veterinari chiedono più controllo ma soprattutto una legge che riconosca la diffamazione e le parole d’odio nei loro confronti, prosegue Melosi: “Ci vorrebbe una situazione che ora manca, intermedia tra, io posso dire quello che mi pare e la diffamazione. Molte volte si fa denuncia e vengono riconosciuti i termini della diffamazione, però molte volte invece non vengono riconosciuti i termini della diffamazione, però rimane questo atteggiamento prepotente e violento da un punto di vista verbale di alcuni proprietari”.
Un fenomeno allarmante– La lettera – oltre che da Marco Melosi (Presidente dell’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani) da Gaetano Penocchio (Presidente della Federazione degli Ordini Veterinari Italiani) e Aldo Grasselli (Segretario nazionale del Sindacato Italiano dei Veterinari di Medicina Pubblica) – denuncia “con allarme e con preoccupazione”, il crescente sviluppo di condotte di hate speech ai danni di professionisti sanitari, segnatamente attraverso le reti sociali, con modalità d’urto particolarmente aggressive nonché prodromiche di ulteriori pratiche aggressive, trasposte nella concreta realtà.
Odio correlato all’attività sanitaria– La lettera sottolinea che la comunicazione di odio e di incitamento all’odio si manifesta “a causa dell’attività” o “a causa della funzione” medico sanitaria esercitata dal professionista, essendo riconducibili alla sfera professionale, individuale o di categoria, con effetti di stigma e denigrazione categoriale.
Le proposte:
– integrare la legislazione vigente inserendo tra le condotte sanzionabili (Art. 9 – Legge 14 agosto 2020, n. 113), le condotte violente, ingiuriose, offensive o moleste nei confronti di personale esercente una professione sanitaria, anche quando tenute tramite reti informatiche e reti sociali in forma di hate speech.
–adottare una definizione normativa di hate speech riconducibile alla comunicazione di odio specificamente rivolta alle professioni sanitarie e correlata all’attività o alla funzione sanitaria, pubblica o privata.
– individuare modalità di segnalazione ai gestori delle piattaforme sociali o delle reti/siti informatici, il più possibile agevoli ed efficaci, allo scopo di far rimuovere l’hate speech e di ottenere da parte dei gestori delle piattaforme/siti l’attivazione di misure di inibizione alla reiterazione della condotta. Le segnalazioni ai gestori potrebbero risultare più efficaci se supportate dall’autorità competente, eventualmente intermediate da esse, anche con l’ausilio di funzionalità attivate tramite l’Ordine professionale.
Oltre all’Osservatorio ONSEPS, i destinatari della lettera firmata da ANMVI, FNOVI e SIVeMP sono il Ministro della Salute Orazio Schillaci, il Sottosegretario di Stato On Marcello Gemmato, i Direttori generali delle Professioni sanitarie, della Prevenzione e della Comunicazione del Ministero della Salute.