Il Comune aderisce alla Giornata nazionale delle vittime civili delle guerre
Il 1° febbraio, Cremona promuove la consapevolezza sui conflitti moderni, illuminando di blu il Palazzo Comunale per richiamare l'attenzione sul dramma dei civili coinvolti.
Il Comune di Cremona aderisce alla Giornata nazionale delle vittime civili delle guerre e dei conflitti nel mondo, che si celebra il 1° febbraio di ogni anno per mantenere viva la memoria dei conflitti del passato e richiamare l’attenzione sul dramma che vivono i civili coinvolti nei conflitti armati.
Istituita all’unanimità dal Parlamento con la legge n. 9 del 25 gennaio 2017, questa ricorrenza nasce con un duplice obiettivo: commemorare le vittime civili di tutte le guerre e promuovere una maggiore consapevolezza dell’impatto devastante che i conflitti hanno sulle popolazioni civili.
“Il numero dei conflitti nel mondo continua ad aumentare: solo nel 2025 se ne contano 54” spiegano dal Comune. “Le guerre scoppiano con apparente rapidità, ma raramente trovano una conclusione. Le sofferenze umane che producono sono enormi e a pagarne il prezzo più alto sono le popolazioni civili, sempre meno protette e tutelate, al punto da apparire talvolta obiettivi specifici più che vittime collaterali”.
In questo drammatico contesto, il Comune di Cremona, insieme alle principali istituzioni centrali, alle Regioni e a numerosi altri Comuni italiani, accoglie con convinzione l’invito dell’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra (Anvcg) e dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani (Anci) ad aderire alla campagna Stop alle bombe sui civili.
Per l’occasione, la sera del 1° febbraio verranno illuminate di blu le finestre della facciata principale del Palazzo Comunale, un gesto simbolico che vuole essere un appello alla comunità internazionale per garantire il rispetto del diritto umanitario internazionale e la protezione dei civili.
Un piccolo ma importante gesto per ribadire l’assoluta necessità di applicare pienamente il Diritto internazionale umanitario, che non significa solo tutelare le popolazioni civili – e con esse anche le infrastrutture essenziali – abitazioni, scuole, ospedali, servizi sanitari e risorse idriche – ma anche contribuire a creare le condizioni per prevenire l’escalation e il protrarsi dei conflitti stessi.