Cronaca

Lite in casa per un petardo: bimbo chiama i carabinieri, papà condannato per resistenza

L'uomo, in carcere dal giorno di Natale, aveva dato in escandescenze dopo l'intervento dei militari. Da oggi è un uomo libero

Carabinieri a Cremona
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Era in carcere dal giorno di Natale, quando i carabinieri lo avevano arrestato per resistenza a pubblico ufficiale. Oggi, mentre era in corso il processo a suo carico, il suo legale, l’avvocato Roberto Calza, ha ricevuto la notizia che il suo ricorso al tribunale del Riesame è stato accolto. Così, Vasile, manovale romeno di 39 anni residente a Cremona, arrivato in aula accompagnato dagli agenti della polizia penitenziaria, è uscito da uomo libero dopo il processo che lo ha visto condannato a otto mesi di reclusione, contro un anno e quattro mesi chiesti dal pm onorario Silvia Manfredi.

L’uomo era stato fermato dopo le 19 del giorno di Natale nella zona ovest della città, a seguito della segnalazione di una violenta lite domestica. A chiamare i carabinieri era stato il figlio di sei anni. “Venite, mamma e papà stanno litigando”. Nel pomeriggio il piccolo aveva fatto scoppiare un petardo in casa, e l’imputato, che a pranzo aveva bevuto troppo, aveva cominciato a discutere con la moglie.

I carabinieri erano intervenuti due volte: una su segnalazione del bambino, e l’altra dei vicini di casa, che avevano chiamato le forze dell’ordine perchè avevano sentito forti rumori di vetri infranti provenire dall’interno dell’abitazione.

La seconda volta i militari, visto che nessuno apriva la porta, erano stati costretti ad entrare dal balcone, e quando l’uomo se li era visti in casa aveva dato in escandescenze. Il romeno aveva tentato di colpire un carabiniere con un calcio, poi aveva minacciato e spintonato i militari e tentato di colpirli con dei pugni.

Bloccato e immobilizzato, aveva continuato a opporre resistenza, scalciando e colpendo con testate l’interno dell’auto di servizio. Alla moglie, i carabinieri avevano consigliato di farsi ospitare da una parente, e lei, insieme ai due figli, era andata a stare dalla sorella.

L’imputato è stato processato con il rito abbreviato condizionato a sentire la testimonianza della moglie. “Il giorno di Natale mio marito aveva bevuto troppo a pranzo“, ha raccontato la donna. “Poi nostro figlio ha fatto scoppiare il petardo e mio marito se l’è presa con me, ma la nostra è stata solo una discussione verbale. Lui non mi ha mai picchiato, e nemmeno i nostri figli. Non mi aspettavo di dover venire qui in tribunale. Sto con mio marito da dodici anni, non ho paura di lui e mai ne avrò. Quel giorno era ubriaco, ma non succede mai a casa. Magari beve al bar, ma a casa mai”.

Dopo la discussione, la donna ha sostenuto di essere uscita da sola per calmarsi e per far calmare il marito, che era “molto agitato”. Al suo ritorno aveva trovato i carabinieri, chiamati dal figlio di sei anni. Poi era uscita ancora, questa volta con i due figli. E quando era rientrata aveva trovato di nuovo i militari, che dopo la chiamata dei vicini erano stati costretti ad entrare dal balcone.

Prima che fosse emessa la sentenza, l’imputato ha reso dichiarazioni spontanee, chiedendo scusa per quanto successo. “Avevo bevuto e mi sono agitato, ero in ansia. Non ho mai avuto problemi, sono uno da casa e lavoro”. Un precedente, però, l’imputato ce l’ha, come ha sottolineato il pm: una condanna nel 2024 per resistenza. Era in un bar ubriaco.

La difesa, dal canto suo, ha cercato di ridimensionare l’episodio. “Non si tratta di una violenza di genere, come evidentemente in un primo momento era stato creduto. Il mio cliente non è pericoloso per la sua famiglia. Lo ha spiegato anche la moglie. Il tutto è nato da una discussione tra moglie e marito, con il bambino che ha chiamato i carabinieri perchè evidentemente si è spaventato. Con i carabinieri ci sono stati degli eccessi non voluti. Ha trovato i militari in casa e si è impaurito. La sua è stata una reazione isterica. Ma in famiglia non c’è mai stata violenza”.

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