Abbracci e baci dalla bidella. Imputata condannata: non potrà più lavorare nelle scuole
Era accusata di violenza sessuale: pena di tre anni e l'interdizione dagli istituti scolastici di ogni ordine e grado
I giudici l’hanno interdetta da pubblici uffici per cinque anni e in perpetuo dal frequentare scuole di ogni ordine e grado dove ci sono prevalentemente minori. Questa la sentenza pronunciata nei confronti della bidella di una scuola superiore di Cremona accusata di violenza sessuale aggravata nei confronti di uno studente di 16 anni, oggi maggiorenne. Per l’imputata, il pm aveva chiesto la condanna a quattro anni.
I fatti risalgono all’anno scolastico 2022-2023. La bidella, in veste di collaboratrice scolastica, aveva indotto il ragazzino a recarsi all’interno dello stanzino riservato al personale dove aveva cercato di abbracciarlo e di baciarlo.
A lanciare l’allarme all’interno dell’istituto era stata una delle professoresse: la donna aveva visto la bidella che non lasciava uscire il giovane dallo stanzino, e si era insospettita.
Ad un professore, il ragazzo aveva confidato di essere perseguitato dalla bidella e di non poterne più. La voce si era sparsa all’interno della scuola anche relativamente ad un altro studente che sarebbe stato oggetto delle attenzioni particolari della donna.
“Entrambi i ragazzi erano in difficoltà nel gestire il rapporto con la collaboratrice scolastica”, aveva riferito in aula il docente. Uno, in particolare, era turbato da quanto stava succedendo”. Il testimone aveva parlato anche di alcune chat che l’imputata aveva inviato ai ragazzi: “Costa stai facendo?, io sono appena uscita dalla doccia”, aveva scritto.
Cambiamenti nel comportamento del ragazzo non erano sfuggiti alla mamma, che nel processo era parte civile per il figlio, all’epoca minorenne.
“Mio figlio era sempre sorridente”, ha raccontato fuori udienza la donna, assistita dall’avvocato Cedrik Pasetti. “Aveva dei bellissimi voti, ma poi ha iniziato a venire a casa con dei 5, dei 4, dei 3. Vedendo quel calo di un ragazzo volenteroso, che ha sempre aiutato i suoi compagni, mi sono chiesta cosa fosse successo”.
Se l’era chiesto anche il suo allenatore di calcio, perchè anche in campo era cambiato. “Prima”, ha detto la mamma, “se aveva uno scontro con qualche ragazzo gli si avvicinava, gli dava una mano, non è mai stato un ragazzo violento. Ma dopo quei fatti si era chiuso e si sfogava con la rabbia, perchè non riusciva a parlare. Pensava che la colpa di quanto gli stava accadendo fosse sua. Un giorno l’ho trovato nella sua camera con le ginocchia al petto. Di quello che era successo sono venuta a sapere quando ho chiesto un incontro con la preside. Lei sapeva già qualcosa perchè mio figlio aveva parlato con il professore”.
Dopo i fatti, l’imputata, assistita dall’avvocato Consuelo Beber, ha continuato a lavorare nella scuola, ma è stata spostata in un’altra sede. “La scuola mi è venuta incontro”, ha detto la mamma della vittima, e ora ho avuto la mia vittoria. E cioè che la bidella non potrà più stare a contatto con i ragazzi. Purtroppo, secondo me, ce ne sono tanti di giovani che fanno fatica a parlare di queste cose con i propri genitori. Adesso, per fortuna, mio figlio sta bene”.