Minori sequestrati, picchiati e minacciati: il racconto shock di una delle vittime
Due a processo. Altri due hanno già patteggiato. Gli imputati facevano parte di un gruppo numeroso dove c'erano anche dei minorenni
Il 27 febbraio del 2023, ad Agnadello, dopo aver obbligato due minorenni di 14 e 17 anni a salire in auto, li avevano condotti all’interno di un garage, chiudendoli dentro per un’ora. Li avevano anche minacciati e percossi, e quando li avevano liberati, era stato imposto loro di non raccontare nulla. Altrimenti, li avrebbero ammazzati. E invece, una volta liberi, i due ragazzini, seppur terrorizzati, avevano parlato.
Due giovani di 20 e 21 anni, ritenuti i più violenti, sono a processo per sequestro di persona, violenza privata, lesioni e minacce. Altri due, una 24enne e un 23enne, hanno già patteggiato e risarcito le vittime, nel frattempo diventate maggiorenni.
Oggi in aula, uno dei ragazzini, oggi ventenne, parte civile con l’avvocato Doriano Aiolfi, ha raccontato quei momenti di terrore. I due minorenni erano stati avvicinati una volta scesi dal pullman nel piazzale di Agnadello. Insieme a una loro amica erano stati a Treviglio. “Siamo stati circondati da un gruppo di ragazzi, saranno stati una decina. Tra loro c’erano anche minorenni”, ha raccontato la vittima. “Ci hanno fatto salire in macchina e ci hanno portati in un garage. Dentro ci siamo seduti su un divano. Loro avevano un atteggiamento aggressivo. Noi eravamo impauriti all’idea di scappare”.
“Hanno iniziato a prenderci a schiaffi, a spingerci”, ha raccontato il giovane. “Io avevo chiuso gli occhi. In quel box siamo stati circa un’ora. Uno di loro mi ha colpito sul naso. Sanguinavo, e sono svenuto“.
Con i due minorenni e il gruppo di cui facevano parte degli imputati ci sarebbero state delle incomprensioni che avevano a che vedere con una ragazza della compagnia. E quella sarebbe stata la punizione. Spesso la “gang” si ritrovava nei pressi dell’abitazione della 24enne che ha patteggiato.
Suo, il garage dove i due minori erano stati sequestrati. Per loro, una sorta di “quartier generale“, come hanno riferito gli inquirenti. Sui muri interni c’era la scritta: “Young wild and free” (giovani selvaggi e liberi). I due minori, secondo l’accusa, erano stati percossi con pugni, calci e schiaffi in testa, in pieno volto e su tutto il corpo. A uno era stato rotto il naso, mentre all’altro era stato sferrato un calcio che gli aveva rotto gli incisivi. I due erano anche stati minacciati di morte. Per intimidirli, gli imputati avevano mostrato loro una pistola.
“Era una scacciacani, ma noi in quel momento non lo sapevamo”, ha spiegato la vittima. “Non aveva il tappo rosso. Entrambi ci siamo abbassati per la paura. Il mio amico piangeva. Ci hanno detto di non aprire bocca, se no la prossima volta avrebbero premuto il grilletto“.
L’altra vittima verrà a testimoniare il 27 maggio. Per quella data gli imputati si difenderanno.