Politica

Il nuovo decreto sicurezza, tra pro e contro: dibattito a "La Piazza" di CR1

Tra gli ospiti diversi rappresentanti della politica locale e dei sindacati di Polizia, regionali e nazionali

La puntata de "La Piazza" di CR1 dedicata al nuovo decreto sicurezza
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Il decreto sicurezza – approvato la scorsa settimana dal Governo Meloni – e la sua utilità effettiva, le polemiche degli ultimi giorni ma anche una riflessione sui recenti scontri tra forze dell’ordine e manifestanti.

Questi solo alcuni dei temi affrontati durante la puntata di ieri sera a “La Piazza” di CR1, programma curato e condotto da Giovanni Palisto. A dire la loro alcuni rappresentanti politici del territorio e dei sindacati di settore (locali e nazionali); un confronto utile per tentare di fare il punto su un argomento di strettissima attualità, con numerosi spunti di riflessione.

“Questo decreto legge, credo, sia importante e necessario – spiega Matteo Carotti, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Cremona –: rappresenta un buon passo avanti in materia di sicurezza, soprattutto perché affronta molte delle problematiche che stanno emergendo in questo periodo. Certo, servono anche interventi di polizia; la coesione sociale e significativi interventi educativi possono essere utili, ma senza uno Stato presente e forte tutto questo rischia di non bastare. Il decreto sicurezza vuole andare proprio in questa direzione: rafforzare la presenza dello Stato e aumentare la percezione di sicurezza da parte dei cittadini”.

Di idea opposta il capogruppo Pd Roberto Poli: “Se ci chiediamo — e chiediamo ai cittadini — se oggi ci sia più o meno sicurezza rispetto a tre anni e mezzo fa, cioè dall’inizio del governo Meloni, credo che la risposta sia che c’è meno sicurezza. Infatti siamo arrivati all’ennesimo decreto: penso sia il quarto o il quinto in questi tre anni. E gli effetti sono quelli che tutti abbiamo sotto gli occhi”.

“Sappiamo che le forze di polizia sono già sottodimensionate – aggiunge invece Paolo Losco, segretario provinciale di Sinistra Italiana – ma su questo il governo non ha fatto nulla: sono già sottopagate, non si vedono riconosciuti gli straordinari. Su questo però l’esecutivo non si è mosso, perché evidentemente sono dalla parte dei poliziotti solo quando fa comodo in modo strumentale per poter promulgare un nuovo decreto liberticida perché devono attaccare la magistratura“.

Presenti poi alcuni rappresentanti dei sindacati di Polizia, come Daniele Bena, segretario regionale SILP CGIL. “È un tema serio sul quale la politica dovrebbe trovare il modo di dialogare – spiega Bena –. Naturalmente, per quanto riguarda le forze di polizia e gli operatori, vorrei che tutti avessero la consapevolezza dell’orgoglio di poter contare su forze dell’ordine efficienti, democratiche, che rappresentano un’istituzione seria. Cercare di spostare il consenso della categoria da una parte o dall’altra, usando i lavoratori di polizia come si sta facendo, ci preoccupa, perché noi siamo a tutela di tutti“.

“Non parliamo certo di uno scudo penale – aggiunge invece Nicola Ghisolfi, segretario SIULP Cremona –, proprio perché innanzitutto non è rivolto solo alle forze di polizia, ma a tutti coloro che agiscono in queste cause di esclusione del reato. Non c’è un’iscrizione, c’è un’annotazione: diciamo che ci andiamo vicino. Tuttavia, il vero problema non è tanto questo; secondo me, il vero problema sono le spese, le spese che un operatore di polizia deve affrontare per un processo“.

“È diventato un tema polarizzante – conclude il presidente nazionale SIAP Giuseppe Tiani –, che divide il Paese e, soprattutto, non porta benefici. Le iniziative del governo, dal mio punto di vista, andavano condivise e realizzate all’unanimità, o comunque in una maniera convergente, perché si tratta di un tema che riguarda tutti e che sta polarizzando l’attenzione degli italiani ben oltre il referendum sulla giustizia, che è altrettanto delicato”.

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