Cronaca

Mise in commercio copie di opere d’arte spacciandole per autentiche: ambulante condannato

Tra le nove opere d’arte false, anche un quadro attribuito al pittore Mario Sironi. Assolto il coimputato che era accusato di ricettazione

Un quadro di Sironi
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Secondo la procura, nell’aprile del 2022 avrebbe detenuto e messo in commercio, spacciandoli come autentici, quadri dei pittori italiani Mario Sironi, Giuseppe Capogrossi, Riccardo Licata e Giovanni Fattori, quest’ultimo tra i principali esponenti del movimento dei Macchiaioli. Tutte opere in realtà contraffatte.

Matteo Morelli, 70 anni, ambulante di Castelleone, è stato condannato a un anno, tre mesi e 5.000 euro di multa per contraffazione di opere d’arte e per incauto acquisto di un dipinto. 

Assolto “perchè il fatto non sussiste”, l’altro imputato, un 77enne mantovano accusato di ricettazione per aver posto in commercio e aver ceduto all’ambulante opere contraffate fatte passare per autentiche.

Nel 2022 l’ambulante di Castelleone aveva un banco al mercato di Pisa dove esponeva alcune opere, tra cui quelle di Sironi. Un turista, ricercatore universitario, insospettito dalla loro autenticità, aveva chiesto informazioni all’imputato, che gli aveva garantito che le opere erano originali, mostrandogli certificati di autenticità, timbri e firme di periti e di gallerie d’arte. C’era anche un Sironi venduto a 4mila euro. Sul retro, il timbro con la firma del perito che, in apparenza, avrebbe accertato l’autenticità. ‘Claudia Gianferrari’.

L’avvocato Zucchetti

Il ricercatore universitario altri non era che un amico del professor Andrea Sironi, esperto nella produzione artistica del pittore, nonchè erede diretto del Maestro e presidente dell’associazione Mario Sironi, fondata con Claudia Gian Ferrari, una delle protagoniste del mondo artistico italiano, scomparsa nel 2010. Le foto dei quadri erano arrivate sul telefonino del professore: “Quel Sironi è un falso talmente evidente da risultare palese anche solo dalla fotografia“, così come “smaccatamente contraffatti” sono il timbro e la firma della gallerista Claudia Gian Ferrari. Sbagliata anche la firma: ‘Gianferrari’ anziché ‘Gian Ferrari’.

Grazie alla segnalazione, erano entrati in azione i carabinieri per la tutela del patrimonio culturale che avevano eseguito delle perquisizioni a Castelleone sia a casa che nel magazzino del gallerista. Nel magazzino erano stati trovati altri quadri e undici documenti col timbro dell’Ufficio donazioni del Vaticano, qualcuno già compilato e altri ancora in bianco. Documenti che avrebbero attestato l’autenticità delle opere. Nove sono riconducibili alla macchina da scrivere dell’imputato.

Ai carabinieri, l’ambulante aveva dichiarato che quatto di quei quadri glieli aveva dati il 77enne mantovano. “Si trattava di copie d’autore“, ha spiegato l’avvocato Zucchetti, difensore del 77enne. “Il mio cliente non aveva alcuna intenzione di spacciarle per autentiche”.

A processo, l’ambulante era difeso dall’avvocato Giovanni Pietro Passoni che per il suo cliente ha annunciato ricorso in Appello.

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