Lettere

"Quando la violenza diventa metodo, non è dissenso: è terrorismo"

da Andrea Bergamaschini e Filippo Raglio

Negli ultimi mesi assistiamo a un’escalation preoccupante di violenza politica che non può più essere minimizzata né derubricata a semplice “protesta”. Sta emergendo con chiarezzza un vero e proprio terrorismo rosso, che agisce alla luce del sole e viene ormai apertamente rivendicato.

I fatti di Torino, il ruolo di Askatasuna, i sabotaggi alle linee ferroviarie e i cortei “No Olimpiadi Milano–Cortina” mostrano una strategia precisa: colpire lo Stato, creare caos e delegittimare le istituzioni democratiche.

Questa violenza colpisce in modo trasversale. Lo abbiamo vissuto direttamente in due episodi, ai Navigli in via Gola e successivamente in Darsena, dove come Lega Giovani Lombardia siamo scesi in strada per chiedere una cosa semplice e di buonsenso: che le case vengano comprate e non occupate abusivamente.

Per questa posizione legittima abbiamo ricevuto insulti, minacce e sputi, rendendo necessario l’intervento di un numero ingente di forze dell’ordine.

È inaccettabile che chi difende la legalità debba essere scortato, mentre chi la viola si senta autorizzato ad agire impunemente.

Di fronte a tutto questo non possiamo più far finta di nulla. Serve applicare le norme senza ambiguità, qualificando come terrorismo chi attacca infrastrutture strategiche, forze dell’ordine e istituzioni, come avviene in altri Paesi occidentali.

Allo stesso tempo, va riconosciuto che lo Stato sta iniziando a rispondere: gli sgomberi dei centri sociali a Milano e alcune misure del pacchetto sicurezza dimostrano che, quando c’è volontà politica, legalità e ordine possono essere ristabiliti.

Questa deve essere la direzione: fermezza, chiarezza e zero ambiguità verso chi usa la violenza come strumento politico. Anche per questo il referendum sulla giustizia di marzo assume un valore decisivo, perché una giustizia lenta è il miglior alleato dell’illegalità.

Mentre c’è chi spera nel fallimento dell’Italia e alimenta odio e distruzione, noi scegliamo di costruire il futuro del Paese. Lo facciamo ogni giorno con i nostri giovani amministratori, dando risposte concrete sui territori, rimettendo il merito al centro della scuola con il lavoro del Ministro Valditara, avanzando proposte serie sul lavoro e affrontando con responsabilità anche il tema della remigrazione.

L’Italia non può essere ostaggio di minoranze violente e organizzate.

La democrazia si difende anche chiamando le cose con il loro nome.

Andrea Bergamaschini, coordinatore provinciale Lega Giovani Crema e Filippo Raglio, coordinatore provinciale Lega Giovani Cremona

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