Pestaggio al Juliette: ex buttafuori condannati. Ex gestore colpevole di favoreggiamento
Nei guai anche la figlia dell'ex gestore. Il giudice ha ordinato la trasmissione degli atti al pm per il reato di favoreggiamento. La vicenda risale a sei anni fa
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Quattro condanne per il pestaggio avvenuto nella serata del 7 dicembre del 2019 al locale “Juliette 96” di Cremona. Un anno ciascuno è la pena decisa dal giudice per i buttafuori, oggi ex, che all’epoca dei fatti avevano spinto e preso a calci e pugni un cliente ubriaco. Condannato a un anno e sei mesi l’ex gestore, lui accusato di favoreggiamento personale per aver eluso le indagini.
Nei guai è finita anche la figlia: nei suoi confronti, il giudice ha trasmesso gli atti al pm con la stessa ipotesi di reato per cui oggi il padre è stato condannato. La giovane aveva testimoniato nell’udienza del 14 novembre scorso, quando aveva raccontato di aver consegnato nelle mani dei carabinieri i video delle riprese. La testimone aveva riferito di aver preso i file che avevano ripreso la scena, scaricato tutto il materiale su una chiavetta e selezionato i minuti salienti, da quando cioè, aveva detto, “si vedono i buttafuori uscire con un ragazzo che cade da solo”.

“Il filmato durava 12 ore, l’ho accorciato“, si era giustificata la ragazza, fornendo poco più di un minuto di registrato invece di consegnare tutto il file. Per il pm onorario Silvia Manfredi, “dichiarazioni autoindizianti”. “Per sua stessa tutela”, l’esame della testimone era stato interrotto.
Per l’accusa, il locale aveva messo a disposizione degli inquirenti “una chiavetta Usb contenente i file video manipolati e i video ripresi dalla sola telecamera n. 13, omettendo di fornire le immagini di un’altra telecamera funzionante nel locale”, provocando in questo modo una “negativa alterazione del contesto fattuale all’interno del quale le investigazioni stesse e le ricerche si sarebbero potute svolgere”. E per l’accusa, “l’ex gestore non poteva non sapere di quei video manipolati”.

Oltre alla condanna, l’ex gestore dovrà risarcire la vittima con una provvisionale di 2.000 euro, mentre per gli ex buttafuori è stata disposta una provvisionale di 5.000 euro.
Quella sera, Antonio, un 43enne originario di Cinisello Balsamo, aveva partecipato ad una cena aziendale e alla successiva festa in discoteca. L’uomo aveva bevuto, e con la compagna era scoppiata una lite scatenata dalla gelosia. Il trambusto aveva fatto intervenire i buttafuori che avevano allontanato il cliente. Per l’accusa, nel parcheggio del locale, i quattro addetti alla sicurezza l’avevano aggredito, spintonato e colpito violentemente con calci e pugni. Il 43enne era finito in ospedale in coma farmacologico.

“Nel video, rivedendo i frame che erano stati cancellati e che si è riusciti a recuperare“, ha detto il pm onorario Manfredi, “si vede che il cliente viene lanciato a terra dai buttafuori e preso a calci. Così come si vedono persone che al processo avrebbero potuto dire determinate cose“, riferendosi al comportamento dei testimoni sentiti in udienza che avevano sostenuto di non ricordarsi nulla dei fatti. Per il pm, “le lesioni riportate da Antonio non sono compatibili con una caduta”.
Di “violenta spinta” ha parlato l’avvocato Raffaella Buondonno, legale di parte civile. “Il mio assistito è stato preso, portato verso l’uscita e scaraventato a qualche metro di distanza per poi finire contro una barriera architettonica”.
“Nessuno l’ha toccato“, è stato invece quanto sostenuto dai legali della difesa, gli avvocati Massimo Nicoli e Andrea Balzarini: “Quell’uomo era ubriaco, ha inciampato ed è caduto di faccia“.
“I buttafuori sono lì a lavorare per tutelare l’incolumità pubblica”, ha sottolineato la difesa. “Non c’è una persona che ha visto il cliente a terra con i buttafuori che lo picchiavano. E’ stato lui, ubriaco, in una condizione incontrollata, a creare disordini, a dare in escandescenze. Lui era il problema, non la vittima“. Sui video, la difesa ha sostenuto che “non c’è stata alcuna manipolazione”. Ma il giudice non è stato dello stesso avviso.