Addio al professor Albino Lanciani, docente dell'Anguissola: il saluto di amici e colleghi
Conosciuto in ambito accademico, aveva insegnato in Svizzera e collaborato con colleghi francesi e italiani alla stesura di testi filosofico-matematici
E’ scomparso stamattina il professor Albino Lanciani, docente di Filosofia e Scienze umane al liceo Anguissola. Era in pensione da un anno e mezzo. Lanciani era conosciuto anche in ambito accademico, avendo insegnato in Svizzera e avendo collaborato con colleghi francesi e italiani alla stesura di testi filosofico-matematici.
I colleghi e gli amici della scuola lo hanno salutato così:
Ci ha sorpreso fin dal suo arrivo con il suo nome (‘chiamatemi Lancio, solo mia mamma mi chiamava Albino!‘), quasi un programma di anticonformismo. E anticonformista lo era davvero, un “eccentrico”, nel panorama variegato dell’insegnamento, nel senso più alto e nobile del termine: unico e diverso dagli altri. Senza nessun timore di esserlo, ma senza mai volerlo apparire, come ben sa chi lo ha conosciuto davvero.
Crediamo si possa dire che, al pari di un antico filosofo, Lancio abbia esplorato e valorizzato tutte le forme dell’autentica amicizia, quella che sostiene, fa crescere, rafforza e migliora chi ha la fortuna di conoscerla. Amico degli alunni ( era “Lancio” anche per loro) lo è stato, in modo profondo e benefico: aveva il dono di un’ umanità grande, autentica, quella che non si lascia mai invischiare nel ruolo, e riesce a vedere, dietro le silhouettes ingessate della coppia “professore ed alunno” , un incontro tra persone.

Sapeva parlare ai ragazzi come un amico più grande, capace di accompagnarli senza forzarne i tempi di crescita, permettendo a ciascuno di loro di restare se stesso, senza maschera, sapendosi accettato anche così. E amico lo è stato per ciascuno di noi. Amico e non solo: oltre alle conversazioni argute, spiritose, cólte, nelle ore buche trascorse in compagnia, ci ha regalato fulminanti scambi di battute memorabili e confronti disciplinari illuminanti.
Ha saputo essere, in quel suo modo vero, semplice, diretto, un maestro nel piacere di condividere ciò che rende la vita più lieta, come le cene in compagnia, in cui divertimento e autoironia si componevano sempre in perfetto equilibrio. Ma è stato capace anche, per alcuni di noi, di essere un fratello maggiore, un vice padre: di quelli che ascoltano senza giudicare, che ti fanno compagnia in silenzio, perché non c’è nulla di più che si possa dire, ma che riescono ugualmente, saldi come rocce, a placare inquietudini, stemperare amarezze, dare consolazione.
Ad altri di noi resta il rammarico profondo di non aver potuto condividere quei momenti fuori dalla scuola, tanto reciprocamente desiderati e ripromessi, e sempre rimandati a causa degli impegni: un “simposio” (la sola parola lo divertiva moltissimo), l’ascolto insieme di una Messa di Bach o di un brano di Schoenberg sul suo impianto stereo, il curiosare tra i tanti testi raccolti in una vita di vorace bibliofilia.
Crediamo davvero che se avvertire il richiamo della filosofia significa dedicarsi a un continuo “distinguere e collegare”, scorgere ciò che unisce le realtà più diverse, intravedere in filigrana la struttura nascosta che ne genera il senso, allora Lancio era filosofo al di là di ogni collocazione professionale. La sua storia personale è lí ad esibirlo: matematico e chimico di formazione (prima della laurea in filosofia), poi ricercatore universitario in Italia, in Svizzera e in Francia, infine nostro collega di filosofia e scienze umane, Lancio amava Husserl e la fenomenologia per la profonda
parentela “eidetica” che questa disciplina intrattiene con la matematica e con la musica.
Ciò che a molti appare come un passatempo o un ornamento dell’esistenza – l’ascolto della grande musica – era per lui la stessa sostanza della filosofia e della scienza: una ricerca di essenze formali purissime, cui dedicare la vita e la ricerca. E in ambito musicale, la sua competenza e la sua capacità di ascolto, senza limiti di generi e autori, erano stupefacenti tanto quanto lo erano la sua curiosità e l’apertura intellettuale.
Di Lancio ci mancherà soprattutto l’aura che emanava dalla sua persona, imponente e gentile: eskimo e sguardo azzurro, sincero e intelligente, dietro le lenti. Una presenza cordiale, luminosa, serena, dotata della rara capacità di cogliere ciò che accomuna, più che ciò che divide e di valorizzare, facendoli sentire apprezzati, i suoi interlocutori.
Anche in questo vorremmo riconoscere un tratto prezioso del nostro amico Lancio. Partendo sempre dal cuore di una pedagogia non convenzionale, praticata ogni giorno, ci ha mostrato che in-segnare significa mostrarsi per ciò che si
è, in un’autenticità che rifugge qualsiasi infingimento, qualsiasi paludamento. In questo si riconosce un vero maestro.
Riposa in pace, caro Lancio, ti sia lieve la terra