Mantovani: la mia vicenda giudiziaria dimostra la necessità del sì al referendum
L'europarlamentare venne arrestato nel 2015 e assolto nel 2022 in via definitiva da 4 accuse. Ha raccontato la sua vicenda alla Piazza di CR1 nel confronto sul referendum
“Sono stato arrestato sull’intesa di due magistrati, il PM e il giudice per le indagini preliminari, che avevano la stessa appartenenza politica all’interno della magistratura: questo naturalmente fa pensare molte cose”.
A dirlo è Mario Mantovani, eurodeputato in quota Fratelli d’Italia, durante la “La Piazza” di CR1, programma di approfondimento condotto da Giovanni Palisto. Tema della puntata il referendum costituzionale sulla giustizia, che chiamerà alle urne gli italiani il prossimo 22 e 23 marzo.
Tra i favorevoli alla riforma Nordio, anche lo stesso Mantovani che ha voluto portare la propria testimonianza: nel 2015, quando ricopriva l’incarico di vicepresidente della Regione Lombardia, il politico è stato arrestato con diverse accuse; sette anni dopo, nel 2022, per 4 di queste è stato assolto per “non aver commesso il fatto”.
“Quando ci sono nella stessa posizione persone che condividono lo stesso percorso all’interno del correntismo che ha distrutto la giustizia italiana – spiega il politico -, è legittimo pensare che ci sia un accordo tra giudicante e requirente; accordo che questo referendum spezzerà completamente. Questa, infatti, è la ragione per cui devono essere due categorie distinte: non possono andare a bar a scambiarsi le idee su quello che deve avvenire per arrestare una persona. Personalmente, ritengo che oggi la magistratura si voglia sostituire al potere politico: lo vediamo in tutte le sentenze, nella molta parte delle sentenze che purtroppo leggiamo”.
GUARDA QUI L’INTERA PUNTATA DE LA PIAZZA
“Per quanto riguarda le progressioni di carriera, se i giudici non appartengono ad una corrente non saranno mai presi in considerazione; ma le sembra una cosa corretta? – si domanda poi Mantovani -. Non si va avanti per merito ma per iscrizione ad una appartenenza piuttosto che ad un’altra. In molti paesi, per esempio in USA, il giudice viene eletto; qui fruisce di una posizione costituzionale che, senza essere eletto esercita un potere che non è misurabile, che non è controvertibile. Questo penso sia uno degli elementi più delicati, che viene messo a nudo con questo referendum: il pubblico ministero ha il compito, il dovere di ricercare la verità e cioè anche di ricercare le prove eventualmente a difesa dell’imputato”.

Gabriele Gallina, sindaco di Soncino e coordinatore provinciale di Forza Italia pone il problema dei trasferimenti o delle promozioni che possono essere condizionati dall’appartenenza alla stessa corrente e vede positivamente un doppio Csm; mentre Alessio Maganuco (Cgil Cremona) sostiene che “buona parte della separazione si può tranquillamente fare con leggi ordinarie, quindi lo stravolgimento della Costituzione a me sembra in realtà un’intromissione alla politica nella magistratura al contrario di quello che dice Mantovani”.
“I due CSM di cui si parlava saranno nominati con meccanismi totalmente diversi che nulla hanno a che fare con la questione correntizia, ma hanno semplicemente a che fare con un’intromissione appunto della politica nelle nomine all’interno del CSM, perché se ai magistrati viene detto di fare un sorteggio tra chiunque è come se noi dicessimo che il sindaco di Soncino può essere sorteggiato da qualunque cittadino presente nel comune di Soncino. Invece la quota nominata dalla politica viene fatta con un sorteggio tra persone però preselezionate prima”.
Filippo Raglio coordinatore Giovani Lega: “Questi meccanismi che non capisco perché siano tanto criticati hanno un chiaro obiettivo che è quello di evitare lo strapotere delle correnti, la politicizzazione all’interno della magistratura e separare appunto le carriere dando una vera indipendenza che è il principio costituzionale sulla quale si dovrebbe basare il nostro sistema”.
Se vogliamo davvero pensare a come noi vediamo l’Italia del domani vogliamo una giustizia efficiente ma soprattutto una giustizia che non esca dal campo, che non ci faccia più vedere esempi come quello dello scandalo Palamara nel quale ci si sedeva al tavolo a premiare l’appartenenza correntizia anziché il merito”.
Matteo Cigognini, presidente dei Giovani Democratici: “La parola con cui descriverei questa riforma è inutilità nel senso che anche dal giro che abbiamo fatto adesso mi sembra che vengano evidenziati dei problemi che per carità sono legittimi ed è necessario affrontarli all’interno del mondo della giustizia.
“Adesso abbiamo citato il correntismo, il problema è che questa riforma sostanzialmente non li risolve. Anche qui mi state dicendo che questa riforma va a distruggere il problema del correntismo, ma come? Lo risolve con un sorteggio di cui non abbiamo sostanzialmente garanzia di funzionalità dato che saremo i primi in tutto il mondo ad utilizzarlo. Prima Gallina citava il potere disciplinare dicendo però non è giusto che un PM sia giudicato da un giudice e viceversa.
“Io faccio notare il potere disciplinare passerà dai CSM all’Alta Corte, nell’Alta Corte siederanno sia i giudici che i PM e quindi ciò resterà anche se passasse questa riforma. Dunque il referendum non risolverà questi problemi, ha semplicemente – come ha scritto un eminente costituzionalista come Romboli già membro del CSM – un unico obiettivo vale a dire: questa non è una riforma della giustizia è una riforma della magistratura che punta a stravolgere completamente il modello di CSM che avevano designato i costituenti e questo per voi rappresenta un pericolo”.