La crisi del mais tra calo delle rese e aumento dei costi: i produttori in Fiera
Convegno organizzato da Confagricoltura per fare il punto su un settore che sta attraversando un momento critico, con un aumento del 30% dei costi negli ultimi tre anni
Il mais ibrido è la cultura principale del territorio cremonese, arrivando ad occupare fino a 50 mila ettari di terreno, con una produzione che varia tra le 300 e le 400 mila tonnellate annue.
Tanti i produttori che giovedì si sono ritrovati in Fiera a Cremona per un convegno organizzato da Confagricoltura per fare il punto su un settore che sta attraversando un momento critico, con un aumento del 30% dei costi negli ultimi tre anni, come dice il presidente della Libera Agricoltori di Cremona Cesare Soldi: “Oggi il settore sta vivendo una fase di crisi legata a quattro fattori principali: il fatto che le rese sono sotto pressione, i prezzi sono sotto pressione, i costi stanno crescendo e i pagamenti diretti derivati dalla PAC, quindi dalla Comunità Europea, sono in forte diminuzione se non in dimezzamento”.
Tre le soluzioni che possono essere essere in campo: “la richiesta di un aiuto accoppiato per il mais, la richiesta di promozione per i fondi di filiera, che possono andare a favorire delle filiere di eccellenza, quali le nostre DOP; e poi il sostegno a tutta la parte di innovazione che permetterà di avere recupero in rese e in produzione”.
Si registra un calo della produzione fino al 20% per le emergenze climatiche e poi c’è un problema di concorrenza: “Le rese negli altri paesi continuano a crescere. Basti pensare che quest’anno si supereranno per la prima volta i 400 milioni di tonnellate negli Stati Uniti, mentre la produzione in Brasile raggiungerà valori record attorno ai 140 milioni di tonnellate. Valori che vanno a incidere sulla pressione sui prezzi e quindi perde la competitività del nostro prodotto”.
Intanto i prezzi sul mercato sono bassi come dice uno dei relatori, Filippo Bertuzzi della Areté srl specializzata nell’analisi dei mercati: “Siamo sicuramente in un’annata difficile dal punto di vista di chi produce perché siamo in una fase di prezzi storicamente bassi. Sta succedendo un po’ in tutto il comparto dei cereali e quindi chiaramente esiste un tema sul tavolo importante di reddittività e di sostenibilità economica, del fare agricoltura e qua oggi nello specifico di coltivare mais”.
I mercati sono globali e soggetti alle crisi geopolitiche: “I grandi paesi produttori mondiali nel campo del mais non sono certamente l’Europa e come Italia abbiamo un ruolo piccolo anche all’interno dell’Europa. Quindi inevitabilmente il mercato funziona su dinamiche che sono guidate molto da ciò che succede in altre aree del mondo, incluse non solo le produzioni ma le politiche di cui leggiamo quasi quotidianamente qualche stravolgimento e cambiamento”.