Medio Oriente, Breccia: "Strategia dell'Iran? Allargare e prolungare il conflitto"
Il professore esperto di strategie militari: "Impensabile che i bombardamenti possano provocare un cambio di regime senza un'opposizione unita e aiuti anche sostanziali all'opposizione”
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Tre jet statunitensi colpiti da fuoco amico in Kuwait, intercettati due droni che volavano verso Cipro. Centinaia di petrolieri e navi che trasportano gas naturale liquefatto bloccate nello stretto di Hormuz fanno schizzare il prezzo dei prodotti petroliferi. L’attacco degli Stati Uniti contro l’Iran ha innescato reazioni a catena il cui epilogo è molto difficile da prevedere. In mattinata ancora attacchi sugli Emirati Arabi e il Qatar colpite Doha e Dubai.
Come si spiega la reazione dell’Iran? Lo abbiamo chiesto al professor Gastone Breccia, esperto di strategie militari
“Direi che la strategia iraniana è di allargare il più possibile il conflitto e probabilmente prolungarlo nel tempo sperando che i contraccolpi economici inducano gli Stati Uniti ad abbandonare la loro strategia aggressiva. Certo, questo è un rischio enorme perché i paesi del Golfo hanno già detto che sono pronti a rispondere agli attacchi iraniani, quindi l’allargamento del conflitto potrebbe causare ulteriori difficoltà al regime, siamo proprio sul filo del rasoio”.
Un regime così forte può essere abbattuto solo con un attacco aereo e con l’uccisione dei vertici?
“No, questo non è mai accaduto direi e non possiamo sperare che accada in Iran anche perché è un paese chiaramente spaccato a metà, è vero che ci sono moltissimi che hanno gioito per la morte di Khamenei, che sono coraggiosi oppositori del regime, ma ci sono anche moltissimi armati che sono dei sostenitori fedeli del regime, quindi si andrebbe verso uno scenario di guerra civile in cui però gli oppositori sono disarmati al momento. Impensabile che soltanto i bombardamenti possano provocare un cambio di regime senza un’opposizione unita e aiuti anche sostanziali all’opposizione”.
Quindi quale potrebbe essere l’obiettivo degli Stati Uniti?
“Temo che gli Stati Uniti si accontenterebbero volentieri di una soluzione alla venezuelana come qualcuno dice, cioè un cambiamento parziale del regime, un nuovo vertice iraniano disposto a cedere su alcuni punti, disposto a fare qualche passo indietro, ma in realtà non credo abbiano proprio tutto questo interesse nel vedere il popolo iraniano diventare padrone del proprio destino”.
Vediamo che una buona parte degli iraniani ha gioito per la fine di Khamenei, così come una buona parte dei venezuelani avevano gioito per la fine di Maduro, però sono interventi degli Stati Uniti unilaterali senza il coinvolgimento dell’ONU, operazioni che calpestano il diritto internazionale
“Il diritto internazionale se lo sono messi sotto i piedi un po’ tutti, compresi gli Stati Uniti ovviamente, in Venezuela e adesso in Iran. Il mondo è in guerra, c’è poco da fare, e le limitazioni del diritto internazionale sono trascurabili durante i conflitti”.