Referendum sulla giustizia, incontro in Cattolica: "sì" e "no" a confronto
Convegno in Università con importanti relatori per approfondire i temi riguardanti i due diversi orientamenti in vista del voto del 22 e 23 marzo
Le ragioni del sì e del no del referendum costituzionale. Incontro, oggi, nell’Aula Magna del campus di Cremona dell’Università Cattolica del Sacro Cuore per approfondire e discutere dai due punti di vista la riforma della giustizia in vista del referendum costituzionale. Il confronto è stato promosso dalla Facoltà di Economia e Giurisprudenza e dal Dipartimento di Scienze giuridiche
Al centro del dibattito, la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante, il previsto sdoppiamento del Consiglio superiore della magistratura, le modalità di selezione dei suoi componenti attraverso il sorteggio e l’istituzione della nuova Alta Corte disciplinare.

L’incontro, moderato dal professor Giuseppe Monaco, docente di Diritto costituzionale dell’Ateneo, ha visto gli interventi favorevoli al “sì” dell’avvocato Angela Maria Odescalchi, che ha fondato il Comitato “SiSepara”, e dell’ex magistrato Carlo Maria Grillo, già presidente del tribunale di Cremona e della Corte d’appello di Trento.
“Sono sono uno dei rari magistrati che sostiene le ragioni del sì“, ha detto Grillo. “Mi ha colpito il comportamento scorretto dell’Associazione nazionale magistrati, che, rappresentando il 90 per cento dei magistrati, non poteva a mio avviso osare tanto, e cioè non solo dare il suo parere per il no, ma addirittura formare un comitato per il no e finanziarlo con i fondi comuni di tutti i magistrati, anche di quelli che voteranno sì”.

“L’articolo 11 della Costituzione”, ha spiegato Grillo, “ha introdotto il giusto processo dove il giudice è super partes e l’avvocato e il pm sono parti uguali. Questa cosa non si è mai realizzata perché non c’è una separazione delle carriere tra i giudici e il pm, che hanno la stessa carriera, lo stesso concorso, gli stessi organi disciplinari. Finchè avremo questo rapporto di colleganza, ci sarà sempre una sperequazione tra le due parti. Noi. invece, siamo per l’uguaglianza, per un giudice superpartes e per un pm parte, non un pm superstar“.
Per il “no”, invece, sono intervenuti il professor Marco Ladu, docente di Diritto costituzionale all’Università degli Studi eCampus, e il sostituto procuratore presso la procura della Repubblica di Brescia Lisa Saccaro, già pm alla procura di Cremona.

“Con questa riforma costituzionale”, ha detto Saccaro, “si rompe quella che è l’unità della giurisdizione, che è un pregio proprio dell’ordinamento italiano. Il dibattito su una riforma costituzionale è per forza di cose politico, il discorso di restare su un dato tecnico mi sembra riduttivo e pretestuoso. La riforma riguarda tutti i cittadini, riguarda l’ordinamento, peraltro questa riforma si prefigge di modificare il cuore dei rapporti anche tra i poteri dello Stato, e quindi il discorso deve essere necessariamente anche politico e deve avere una visione politica“.