Maltrattata dall'ex, ubriaco e geloso: "Lui doveva controllare tutto"
Lunga e sofferta testimonianza della vittima. Dopo il suo racconto, l'imputato si è difeso: "I nostri erano solo litigi, non ho mai alzato un dito su di lei"
Ancora un caso di violenza in famiglia discusso nell’aula penale del tribunale di Cremona. Oggi il giudice ha sentito il racconto di Lisa, 55 anni, presunta vittima di maltrattamenti da parte del suo ex compagno, 52 anni, durante il periodo della loro convivenza, dal 2022 al 2024. Contro di lui, che ha ancora la misura del divieto di avvicinamento, la ex, che in quel periodo lavorava in una casa di riposo, si è costituita parte civile attraverso l’avvocato Micol Parati. L’imputato, invece, è assistito dall’avvocato Luigi Tambè.
La donna ha parlato di maltrattamenti abituali, sia fisici che verbali, da parte dell’imputato, spesso ubriaco e geloso. L’uomo l’avrebbe offesa e malmenata con pugni, schiaffi e calci, provocandole ecchimosi sulle braccia, arrivando in più occasioni a minacciare di bruciarla, di sgozzarla e di ammazzarla. “Lui doveva controllare tutto“, ha raccontato Lisa. L’uomo avrebbe preteso di conoscere i suoi spostamenti quotidiani e le persone da lei frequentate e si sarebbe appropriato del suo telefono personale per controllare i messaggi.
Almeno una volta al mese, secondo l’accusa, l’avrebbe svegliata nel cuore della notte “solo per sfogare la propria gelosia”, urlando, insultandola e tirandole i capelli. Nel novembre del 2023, dopo averla accusata di aver messo un codice di blocco sul telefono, l’avrebbe colpita con pugni, calci e schiaffi, minacciandola di morte, dicendole che le avrebbe rotto i denti, le costole e le gambe. “Io ero spaventata da morire, ma cercavo di calmarlo”, ha raccontato la donna, “Lui mi diceva che dovevo stare zitta e muta“.

In un’altra occasione, accecato dalla gelosia, l’avrebbe colpita dopo averla accusata di essere stata con altri uomini. Un giorno di marzo del 2024, mentre lei dormiva sul divano, lui le si sarebbe avvicinato tirandole i capelli, gettandole addosso dell’acqua per poi picchiarla con calci e pugni.
La denuncia di Lisa risale al marzo del 2024, quando si era trasferita in un’altra abitazione. Un mese dopo, in seguito alle pressioni dell’imputato, lei aveva ritirato la querela. Lui si sarebbe recato sul posto di lavoro della donna, intimandole di prestare attenzione a ciò che avrebbe dichiarato in tribunale, in quanto “tutti sono contro di te”, avanzando anche richieste economiche per sostenere le spese di giustizia.
Ad agosto lei si era presentata dai carabinieri. In quell’occasione aveva deciso di rivolgersi al centro antiviolenza.
Dopo il racconto della donna, l’imputato si è difeso: l’uomo ha parlato di “poche discussioni” di coppia nelle quali lei alzava la voce. “Alzava la mano, ma non mi colpiva”, ha riferito il 52enne. “Anche io alzavo la voce, ma non l’ho mai colpita. Quella di togliere la denuncia contro di me è stata una sua libera scelta, poi ci siamo chiariti”.
L’imputato ha detto di non essere un uomo geloso, ma ha ammesso di controllarle “ogni tanto” i messaggi sul telefono che aveva regalato alla compagna. “La sua posta, invece, non l’ho mai aperta”. “Non l’ho mai minacciata e non le ho mai dato della prostituta“, ha poi sostenuto l’imputato, che sui lividi sul corpo della donna ha detto: “ha la pelle molto delicata, le venivano i lividi appena sbatteva da qualche parte mentre faceva i mestieri“.
La sentenza è prevista il primo aprile.