Cronaca

Turni massacranti per pochi euro, nessuna garanzia: la vita dei rider a Cremona

Le inchieste nazionali hanno riacceso i riflettori sulle condizioni dei fattorini delle consegne a domicilio: ecco la loro voce

Rider e consegne all'ombra del Torrazzo
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Li vediamo ovunque, nella frenesia delle giornate, quando ci consegnano il sushi o la pizza direttamente sul pianerottolo, oppure mentre sfrecciano in bici – più raramente in scooter, quasi mai in auto, perché la benzina costa cara – con la borsa quadrata brandizzata sulla schiena. E poi li notiamo agli angoli delle piazze, sotto il sole o sotto la pioggia, in attesa di un trillo dell’app. Un ordine, una nuova corsa.

Sono i rider, i fattorini delle consegne a domicilio, tornati in prima pagina dopo le ultime inchieste nazionali che hanno coinvolto colossi come Deliveroo e Glovo.
Le multinazionali sono accusate di caporalato e sfruttamento: compensi tra i 3 e i 5 euro a consegna, turni massacranti e un sistema di assegnazione degli ordini governato da un algoritmo rigido e poco trasparente. Una realtà che riguarda da vicino anche Cremona.

“Sono nato in Afghanistan, qui in Italia faccio il rider” racconta uno di loro, che preferisce restare anonimo. “Ho iniziato un anno fa. Non c’è altro lavoro, quindi per me è la soluzione migliore. A volte c’è molto da fare e guadagniamo di più, altre meno: dipende dai giorni“.
Tutto a proprie spese: bici, smartphone, borsa termica. I rider sono formalmente lavoratori autonomi, ma nei fatti dipendono completamente dalle piattaforme. Anche gli strumenti di lavoro, però, non sono forniti dalle aziende.

“Tutti abbiamo la nostra bicicletta, non ne esistono di aziendali. In Italia per noi ci sono poche possibilità, quindi iniziare a fare consegne è stato quasi naturale”, aggiunge.
Le cifre, già basse, sono lorde. E il margine di scelta è minimo: quando arriva una chiamata, il rider ha 60 secondi per accettare o rifiutare l’ordine. Una decisione che può influenzare il suo punteggio sull’app.
Un altro lavoratore conferma la precarietà della situazione: “In questo periodo c’è poco lavoro. Guadagno tra i 1000 e i 1500 euro al mese al massimo: a febbraio, ad esempio, ho preso 1100 euro. Ma ci sono persone che restano in strada anche 12-14 ore al giorno“.

Nonostante il quadro difficile, qualcosa ora sembra muoversi. Le inchieste, il dibattito politico e le prime indagini della magistratura potrebbero aprire spiragli di cambiamento. Ma la realtà quotidiana resta sospesa tra attese e corse improvvise.
Perché quando il telefono vibra, l’algoritmo chiama. E il rider, ancora una volta, risponde.

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