"Follia" alla Motorizzazione: "Volevo fare un gesto eclatante per riavere la mia patente"
Si è scusato per il suo gesto, il nigeriano che ha creato panico negli uffici e ferito una poliziotta, ma ha sostenuto di aver agito così per disperazione
Resta in carcere il 27enne nigeriano che ieri mattina ha provocato panico alla Motorizzazione di Cremona minacciando e tentando di colpire con il coccio di una bottiglia di birra dipendenti e clienti e ferendo alla schiena una poliziotta. Oggi il giovane, che ha la residenza a Piadena, ma che di fatto vive con altri connazionali a Canneto sull’Oglio, è comparso in tribunale per il giudizio direttissimo, al termine del quale il giudice ha convalidato l’arresto e disposto la custodia in carcere.
Per lo straniero, l’avvocato Massimo Nicoli, suo legale di fiducia, ha chiesto i termini a difesa per valutare la richiesta di un rito abbreviato e l’udienza è stata aggiornata al 3 aprile.
In aula, l’uomo, che ha ammesso le sue responsabilità, ha chiesto scusa, ma ha spiegato che il suo era un gesto dimostrativo: il 27enne, in possesso di un permesso di soggiorno per asilo politico, si era presentato negli uffici per riavere la sua patente che gli era stata ritirata nel gennaio del 2025 per sei mesi.

Aveva trovato un lavoro in un’impresa per la raccolta di rifiuti, ma per lavorare aveva bisogno della patente. Quando ha capito che non l’avrebbe riavuta, ha cominciato a dare in escandescenze: dal giubbotto ha estratto una bottiglia di vetro di birra e l’ha rotta sul bancone, urlando che avrebbe ammazzato tutti, puntando il coccio sia verso l’impiegata dello sportello che verso un utente, e poi ferendo l’agente donna che era intervenuta insieme ai colleghi.
In aula il nigeriano ha dichiarato di aver portato la bottiglia apposta per fare un gesto eclatante, premeditato, per creare scompiglio e far chiamare la polizia, credendo così di poter far valere le sue ragioni.
“Il mio cliente è stato rimbalzato diverse volte in vari uffici“, ha spiegato il suo legale: “giorni prima, dalla Motorizzazione lo avevano mandato in Prefettura a Mantova, poi dai carabinieri di Piadena, poi ancora alla Motorizzazione di Cremona dove gli hanno detto che avrebbe dovuto recarsi all’autoscuola. Ma lì c’era già stato due volte. A quel punto è scoppiato, aveva anche bevuto e ha agito in quel modo”. “Ha riconosciuto di aver compiuto un gesto grave“, ha detto l’avvocato Nicoli, “ma per lui riavere la patente voleva dire tutto, significa vivere“.
Il 27enne, poi bloccato dalla polizia, costretta due volte ad usare il Taser, è accusato di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, minacce aggravate, porto di strumenti atti ad offendere ed interruzione di pubblico servizio. Nei suoi confronti il questore ha avviato la procedura anche per la revoca del permesso di soggiorno ai fini di un definitivo rimpatrio.