Cronaca

Cucina italiana patrimonio Unesco, a Cremona una serata tra cultura e identità

Conviviale dell’Accademia Italiana della Cucina con il Rotary Cremona Po, al centro il valore culturale della cucina italiana dopo il riconoscimento Unesco

Il servizio di CR1
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Una cena, ma soprattutto un momento di riflessione su identità, tradizione e futuro della cucina italiana. A Cremona la Riunione Conviviale Ecumenica Straordinaria dell’Accademia Italiana della Cucina, che si è svolta in contemporanea in tutte le Delegazioni presenti in Italia e all’estero, ha riunito oltre settanta partecipanti al Ristorante del Golf per celebrare il riconoscimento Unesco della cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità.

Una serata condivisa con il Rotary Cremona Po, con soci dei due sodalizi distribuiti ai tavoli, tra confronto e dialogo, in un clima che ha tenuto insieme convivialità e approfondimento. Tra i presenti anche il sindaco Andrea Virgilio, il presidente della Camera di Commercio Giandomenico Auricchio e il governatore Rotary 2050 Annalisa Balestreri. Ospite d’onore Edoardo Raspelli, giornalista e critico enogastronomico, affiancato dalla storica della cucina Carla Bertinelli Spotti.

“Questa è una cena ecumenica straordinaria decisa per celebrare il riconoscimento che l’Unesco ha dato alla cucina italiana come patrimonio immateriale dell’umanità – ha spiegato il delegato cremonese Vittoriano Zanolli, anche presidente del Rotary Cremona Po -. Un riconoscimento che va oltre il valore simbolico, significa valorizzare una cucina unica al mondo. Questa serata è convivialità, è legata alla cucina cremonese, ma è soprattutto cultura”.

Un intervento, quello di Raspelli, che ha acceso il dibattito sul significato reale del riconoscimento internazionale: “L’Accademia della Cucina è un cardine della critica enogastronomica italiana, un baluardo. Il problema è che questo riconoscimento è solo una parte di un grande grido d’allarme. La tradizione familiare si è persa e la ristorazione spesso punta a stupire, con piatti costruiti per scioccare, usando ingredienti che arrivano da lontano senza un vero senso. Bisogna insistere sulla valorizzazione dei prodotti italiani. I ristoratori dovrebbero puntare sulla qualità delle materie prime, sulla varietà e sulla ricchezza del nostro patrimonio alimentare”.

Il menù della serata ha richiamato la tradizione cremonese, con marubini in brodo, riso verza e pistum e butòon de pajàas.

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