Prezzo del latte, un allevatore: lasciamo che il mercato faccia il suo corso
Ho letto il vostro articolo relativo all’attuale mercato del latte e vorrei fare alcune considerazioni.
Il prezzo del latte, sia spot che alla stalla, negli ultimi quattro anni ha raggiunto prezzi molto elevati che hanno indotto gli allevatori ad aumentare in maniera considerevole la produzione.
Considerando che il mercato del latte è ciclico, c’era da aspettarselo che prima o poi sarebbe crollato: è sempre stato così. Da molti anni, il prezzo del latte inizia a calare verso fine ottobre o inizio novembre: nel 2025 già alle fine di giugno (quattro mesi prima del solito) si avevano le prime avvisaglie di quanto sarebbe successo.
Mi chiedo: dov’erano le associazioni ed i politici a luglio? Perché si sono mossi così in ritardo? Perché faceva comodo fatturare ancora 70 centesimi al litro, tanto poi che pagano le crisi sono sempre gli allevatori! Oppure perché non conoscono le dinamiche del mercato e non si sono accorti!
Nel 2013, in una situazione di mercato opposto all’attuale, Coldiretti sosteneva che ci deve essere correlazione tra la quotazione del latte spot e quello alla stalla! Oggi ha cambiato idea. Non sanno più che pesci pigliare… e corrono tutti in processione dai politici come unica possibilità di salvezza.
Credo che questo calo di quotazioni sia un accadimento fisiologico di mercato: se negli ultimi anni i produttori latte hanno avuto fatturati esaltanti, ora devono “tirare un po’ i remi in barca” e attendere che il mercato si normalizzi: se proprio necessario anche mettendo mano al tesoretto accumulato negli ultimi anni.
Del resto, nel 2021/2022 il prezzo del latte era mediamente di 42 centesimi ed i costi dell’energia era più di quattro volte quello di oggi, il costo della razione per vacca era di 10 euro, oggi è di poco superiore a 7 euro; i semi di soia costavano 70 euro al quintale, oggi meno di 40 euro. Anche il gasolio nel 2022 costava più di adesso. Nel febbraio 2022 il fieno maggengo pressato costava 180 euro alla tonnellata, oggi costa 170 euro. La manodopera è aumentata ed è una logica conseguenza dell’aumento di produzione.
Secondo me, anche le associazioni devono cambiare atteggiamento nel gestire la questione: ci vogliono approcci diversi, idee nuove, dedizione agli interessi degli associati, persone nuove….
Comunque, a mio parere, bisogna lasciare che il mercato faccia il suo naturale corso, imporre prezzi non reali è un rimandare e peggiorare il problema.
Ultima cosa: accendiamo un cero affinché il prezzo del Grana Padano rimanga ai livelli attuali; se dovesse ancora perdere quanto ha perso negli ultimi mesi, allora sarebbe veramente un problema per produttori e acquirenti.