Referendum, Galletti: "Ora serve un progetto progressista e sociale"
Roberto Galletti analizza gli esiti del referendum, evidenziando il rifiuto delle politiche di Meloni e l'emergere di nuove istanze sociali da parte delle giovani generazioni
A quasi una settimana dalla chiusura delle urne, il segretario cittadino del Pd, Roberto Galletti, riflette sul risultato del voto referendario: per l’esponente dem, la prevalenza del “no” “segna un passaggio politico decisivo” evidenzia. “Non è soltanto lo stop a una riforma costituzionale imposta a colpi di maggioranza, senza un vero confronto con opposizioni, corpi intermedi e società civile. È un voto politico contro l’impostazione complessiva del governo Meloni: contro il suo metodo arrogante, la riduzione degli spazi democratici, la distanza dai bisogni reali del Paese”.
Galletti evidenzia quindi quali correnti hanno portato a questo risultato: “Negli ultimi anni, sottotraccia, è cresciuta un’opposizione sociale diffusa alle politiche della destra” spiega. “Giorgia Meloni rappresenta solo il terminale italiano di un circuito sovranista internazionale che erode diritti, alimenta disuguaglianze, radicalizza i conflitti e spinge il mondo verso una logica di guerra permanente.
L’uso disinvolto della propaganda identitaria, un impianto comunicativo permanente di campagna elettorale e, soprattutto, un uso strumentale e fallimentare del tema della sicurezza – agitato come bandiera ideologica ma incapace di produrre risultati concreti, anzi spesso peggiorando il clima sociale e la percezione di insicurezza – compongono, insieme all’inasprimento del clima repressivo verso il dissenso e a scelte economiche che tutelano pochi e scaricano i costi sui molti, un quadro che contraddice apertamente i valori di giustizia sociale e pace sanciti dalla nostra Costituzione”.
Per il segretario cittadino del Pd, “questa impostazione si riflette anche nei territori, dove la destra ha spesso proposto figure considerate estranee alle comunità locali, più funzionali agli equilibri interni dei partiti che alla rappresentanza reale dei cittadini. Emblematico, in questo senso, è quanto accaduto a Cremona con la candidatura in parlamento di Daniela Santanchè: un profilo calato dall’alto, lontano dalla storia e dai bisogni della città, in questo momento estromesso dallo stesso Consiglio dei ministri nel recente disastroso e tardivo rimpasto di governo. Un segnale ulteriore di una crisi di credibilità e di radicamento che il voto referendario ha contribuito a rendere evidente”.
Per Galletti, un dato emerge con forza: “il ruolo delle giovani generazioni” sottolinea. “Sono stati soprattutto ragazze e ragazzi a mobilitarsi in questi anni, spesso subendo una gestione dell’ordine pubblico talvolta ingiustamente intimidatoria. Eppure, contro tutte le previsioni dei sondaggisti, hanno indicato una direzione chiara: rifiuto della precarietà come destino, rifiuto di un modello autoritario e guerrafondaio, richiesta di diritti, lavoro dignitoso, tutela dell’ambiente, pace. Il loro voto manda un messaggio inequivocabile che la sinistra non può permettersi di ignorare.
Perché questo segnale non vada disperso, occorre costruire una vera alternativa politica.
Non è questione di cambiare semplicemente i volti al vertice o di rincorrere l’ennesima alchimia di coalizione. Serve un progetto progressista e sociale fondato su alcuni cardini: centralità del lavoro e dei salari, lotta alla precarietà, giustizia fiscale, investimento in scuola, sanità, welfare, cultura, transizione ecologica. E, insieme, una scelta netta sulla pace: l’Italia deve tornare a essere soggetto attivo di diplomazia e cooperazione, non semplice spettatore o esecutore di strategie altrui.
Questo referendum non è solo la bocciatura di una riforma sbagliata. È l’apertura di uno spazio politico nuovo. Sta alle forze di sinistra e progressiste decidere di riempirlo con un progetto all’altezza: meno personalismi, più partecipazione; meno tattica, più visione; più coraggio nel proporre un’idea di Paese fondata su lavoro, diritti, democrazia e pace” conclude Galletti.